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19 Novembre 2010

Solo l’odontoiatra può rendere “sicuri” i materiali che utilizza

di Debora Bellinzani


I materiali odontoiatrici utilizzati in pedodonzia sono efficaci ma contengono sempre più spesso derivati del bisfenolo A (BPA), una sostanza impiegata nella produzione di resine e materiali plastici che potenzialmente può avere effetti negativi sulla salute. Le domande da porsi in questo caso riguardano dunque il bilancio efficacia-pericolosità: può questa sostanza essere dannosa nelle dosi utilizzate in odontoiatria? Vale la pena continuare a utilizzarla? Un gruppo di studiosi statunitensi ha cercato le risposte negli studi oggi disponibili in letteratura, concludendo che l’efficacia dei sigillanti e delle resine comunemente utilizzati sovrasta il rischio che non solo deve essere considerato minimo, ma che può essere ulteriormente ridotto da comportamenti dell’odontoiatra volti a ridurre l’assorbimento delle sostanze chimiche attraverso la saliva del paziente.
La revisione è stata pubblicata da Pediatrics, la rivista mensile dell’American Academy of Pediatrics, e ha avuto risonanza sulla stampa statunitense. “Il bisfenolo A (BPA) è una sostanza con provata azione estrogenica perché è in grado di mimare l’azione dell’ormone sessuale femminile e per questo può potenzialmente avere effetti negativi sulla fertilità e sul sistema endocrino in generale” spiega Abby Fleisch del Dipartimento di medicina del Children’s Hospital e della Harvard Medical School di Boston, negli Stati Uniti; “per dare un’idea concreta degli effetti di questa sostanza, possiamo dire che negli studi sui topi ha causato aumento del peso dell’utero e diminuzione del peso del nascituro, mentre in uomini e donne esposti ad alte dosi presenti nell’ambiente di lavoro ha provocato un aumento dei livelli di testosterone. Il BPA generalmente non è un componente di sigillanti e resine ma lo sono alcuni suoi derivati come il bisfenolo A dimetacrilato (bis-DMA) e il bisfenolo A glicidil-dimetacrilato (bis-GMA)”. è a partire da questa precisazione che l’analisi degli studi disponibili fornisce il primo distinguo e la prima indicazione comportamentale: “mentre il bis-DMA a contatto con la saliva del paziente può essere idrolizzato in BPA, il bis-GMA non segue questo processo e dovrebbe dunque essere preferito nella scelta dei materiali quale sostanza con un minore potenziale nocivo” prosegue la ricercatrice;
“in molti casi, però, l’odontoiatra non ha realmente questa possibilità di scelta perché i produttori dei materiali sintetici spesso utilizzano descrizioni generiche nella formulazione e non consentono una precisa identificazione delle sostanze presenti nel composto”. Il problema dei sigillanti e delle resine risiede nelle particelle di composto che possono staccarsi durante o dopo la posa ed entrare in contatto con altri tessuti dell’organismo; compito della ricerca scientifica è cercare di stabilire l’entità e la potenziale nocività del fenomeno. “Gli studi disponibili dicono che una percentuale compresa tra il 20 e il 45% dei monomeri che costituiscono i sigillanti e le resine sintetiche rimangono non polimerizzati al termine della procedura odontoiatrica e possono essere ingeriti tramite la saliva” racconta la ricercatrice “dai lavori emerge anche che la massima concentrazione di queste particelle nel cavo orale è raggiunta immediatamente al termine della procedura e che il loro livello diminuisce drasticamente già dopo un’ora. Per questo motivo la precauzione migliore che si possa consigliare oggi all’odontoiatra è di fare eseguire uno sciacquo di 30 secondi al paziente, di lavare la superficie dentale con una siringa aria/acqua nel caso il bambino non sia in grado di effettuare un risciacquo efficace, o di eseguire una pulizia con pomice della superficie trattata”. Una ricerca del 2000 (Fung et al, Jada) ha riscontrato tracce di BPA nella saliva ma non nel sangue a cinque giorni dall’applicazione del sigillante, e uno studio del 2006 (Joskow et al, Jada) ha rilevato un picco nei livelli di BPA nelle urine un’ora dopo l’applicazione del sigillante e un deciso decremento degli stessi entro 24 ore. Benché nessuno studio abbia indagato l’effetto di questi materiali odontoiatrici sul lungo periodo, a oggi non sembra che essi comportino un rischio di dispersione di particelle prolungato nel tempo. Gli studi che hanno approfondito la potenziale tossicità di BPA e derivati in odontoiatria non sono molti, e la scarsità di dati a riguardo è dovuta anche al fatto che non è facile isolare le particelle derivate da un lavoro odontoiatrico da quelle che provengono dall’ambiente. “I dati dell’ente governativo statunitense Centers for Disease Control and Prevention dicono che metaboliti di BPA in quantità rilevabile sono presenti nelle urine di più del 95% dei cittadini statunitensi, e questo nonostante il composto abbia un’emivita breve” avverte Fleisch. “Generalmente si ritiene che la maggior parte del BPA rilevabile nell’organismo provenga dalle materie plastiche utilizzate per contenere gli alimenti, ma questa sostanza è presente anche nei rivestimenti interni di lattine, scatolette, tappi di bottiglie e vasetti di vetro, nei materiali delle tubature che trasportano acqua potabile, e in quantità elevata nella carta termica come quella degli scontrini di cassa.” E tuttavia il suo utilizzo in odontoiatria è sicuramente prezioso, in particolare per la capacità dimostrata dai sigillanti nel prevenire la carie nell’infanzia; poiché il loro utilizzo era ed è stato raccomandato, nel 2004 i bambini statunitensi con sigillatura costituivano una percentuale compresa tra il 20 e il 41% a seconda della fascia d’età.
“Dunque l’utilizzo di sigillanti e resine contenenti derivati del BPA può essere tuttora raccomandato per il contributo che porta al miglioramento della salute orale a fronte di un rischio che, già minimo per via della brevità dell’esposizione, può essere ulteriormente ridotto grazie a comportamenti precauzionali quali il risciacquo o la pulizia immediati della superficie dentale trattata. Sconsigliamo invece vivamente, a meno che la situazione non lo renda necessario, il loro utilizzo su pazienti in stato di gravidanza, dal momento che negli studi scientifici il feto dimostra una grande sensibilità alle sostanze con azione estrogenica. Dall’analisi dei dati, che necessitano approfondimenti, riteniamo che i comportamenti precauzionali siano sufficienti a rendere sicuro l’uso di queste sostanze sintetiche in ambito odontoiatrico.
“Bisphenol A and related compounds in dental materials: a critical review”
Pediatrics. 2010;26:760-8.

GdO 2010;15

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