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01 Settembre 2015

Ad Enna sarà possibile frequentare medicina invece di andare in Romania. Molte le critiche all'iniziativa


Qualche anno fa l'Università portoghese Ferdinando Pessoa aveva tentato di aprire una succursale italiana a Roma ma grazie all'opposizione di associazioni di categoria, Ordine ed Collegio dei Docenti l'operazione, per ora, non è riuscita. Diverso l'esito per l'iniziativa attivata dall'Università rumena Dunarea De Joso di Galati che apre un corso di laurea in medicina ed uno per le professioni sanitarie, in Sicilia, presso l'Università degli Studi di Enna "Kore" grazie alla convenzione firmata tra l'assessorato regionale della Salute e l'assessorato regionale Istruzione e Formazione Professionale, l'Università e la fondazione "Proserpina" di Enna.

In tutto saranno 60 i posti a disposizione per medicina e 60 per le professioni sanitarie. Per ora non è prevista l'attivazione della facoltà di odontoiatria ma non è escluso che in prossimo futuro questo avvenga.

Il coinvolgimento della locale Università, si legge in una nota dell'Ateneo, è solo logistico in quanto "il funzionamento di tali corsi di laurea è assistito a Enna dalla Fondazione Proserpina, alla quale vanno pertanto rivolte le richieste di informazioni al riguardo".

L'iscrizione, infatti, non è all'ateneo italiano ma a quello rumeno, e le lezioni saranno effettuate in lingua rumena, per gli iscritti sarà organizzato un corso di dieci settimane per imparare la lingua. A novembre sarà effettuato un test di ingresso per selezionare i 60 iscritti secondo le modalità stabilite dall'ateneo rumeno. Il costo della retta si aggira intorno ai 10 mila euro all'anno per medicina e 5 mila per le professioni sanitarie (non è ancora chiaro se sarà istituito anche il corso in igiene dentale).

Molte le critiche all'iniziativa, dalla Conferenza dei rettori di Catania al governatore della Regione Sicilia Rosario Crocetta.

Il rischio è quello di aprire la strada ad atre Università che vogliono da tempo aprire sedi nel nostro paese per attrarre altri studenti italiani che tentano di evitare il test di ammissione.

"Credo che a questo punto sia il ministero della Sanità e il Miur che dovranno assumersi la responsabilità di regolamentare questa nuova situazione", commenta il segretario della FNOMCeO Luigi Conte attraverso DOCTOR33, mentre in una nota il segretario AIO Raffaele Sodano spiega le perplessità dell'associazione verso l'iniziativa.

"Forse il numero elevato di iscrizioni all'estero di studenti italiani - spesso con buone disponibilità economiche- ha indotto l'ateneo rumeno a concludere che in Italia non ci sia un'Università in grado di formare gli studenti", dice Sodano. "In alternativa dovremmo pensare che l'attuale sistema di selezione con test-spauracchio all'ingresso del corso di studi stia continuando a produrre guasti: pur di evitare i quiz lo studente si iscrive a un corso extra-nazionale e magari dopo un anno di frequenza lo lascia, chiedendo l'ammissione a una facoltà italiana. AIO non è contro il numero programmato, ma chiede regole d'accesso ai corsi di studi sanitari concordate tra tutti i paesi di area Ue. Oltre che ai Ministeri, la parola è alla Professione: se è la stessa che -come avvenuto per Odontoiatria - invita a chiudere per un anno gli accessi ai corsi di laurea, si incoraggiano atenei stranieri a giungere alle stesse conclusioni dell'ateneo di Galați e a costruire un nuovo tipo di offerta formativa nel nostro paese".

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