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24 Dicembre 2010

Si può combattere la placca anche senza vederla

di Debora Bellinzani


necessario poter vedere bene i denti per avere una buona igiene orale? Un recentissimo studio1 pubblicato dal British Dental Journal suggerisce che ciò che può sembrare ovvio non lo è: le persone con disabilità visiva tendono ad avere un’igiene orale addirittura migliore rispetto alla popolazione generale. Questo, però, non significa che non abbiano problemi a riguardo: la maggior parte del campione, infatti, ha affermato di non ritenere adeguate né le informazioni in relazione alla salute orale a disposizione dei disabili visivi né gli strumenti utilizzati per divulgarle. “Nonostante le persone con disabilità visiva siano molte, si pensi per esempio alla popolazione anziana in aumento, solo pochi studi hanno affrontato gli specifici bisogni di questi soggetti raggiungendo oltretutto risultati contrastanti” descrive Kate Watson, ricercatrice presso il Dental Institute dello University College London ed esperta in odontoiatria speciale (special care dentistry). “Mentre per esempio uno studio israeliano2 del 1979 condotto su adolescenti aveva rilevato che più grave era il difetto visivo peggiore era l’igiene orale, uno studio statunitense3 altrettanto datato che aveva coinvolto studenti non vedenti era giunto alla conclusione opposta. Per fornire dati significativi e più recenti su cui altri studiosi potranno lavorare, abbiamo sottoposto a visita odontoiatrica 100 pazienti del Moorfield Eye Hospital di Londra con diversi gradi di disabilità visiva: si tratta di 55 donne e 45 uomini metà dei quali aveva più di 75 anni; il 15% di essi aveva una disabilità visiva fin dalla nascita, il 33% presentava una degenerazione maculare legata all’invecchiamento, mentre in un numero inferiore di casi la causa della disabilità era dovuta a traumi, glaucoma, cataratta, diabete ed episodi trombotici. Lo stato di salute orale di tutte queste persone è stato paragonato a quello della popolazione generale britannica ricavato dalla Adult Dental Health Survey del 1998”. I risultati del confronto, per quanto relativi a una popolazione limitata, hanno contraddetto quella parte di letteratura che vede la disabilità visiva come un oggettivo ostacolo al mantenimento di una buona igiene orale. “è emerso che le persone con disabilità coinvolte sono più propense della popolazione generale a spazzolare i denti due o più volte al giorno e a utilizzare strumenti coadiuvanti per l’igiene orale come il filo interdentale e i collutori. L’ipotesi che si può fare in proposito è che proprio il fatto di sapere che la loro condizione può influire negativamente sull’igiene orale porta queste persone a essere persino più attente di chi ci vede bene” spiega la ricercatrice. “E tuttavia, rispetto alla popolazione generale, i disabili visivi cercano più frequentemente l’odontoiatra solo a fronte di un’urgenza (59% contro il 24%) e in alcuni casi, il 24% nel nostro campione, non si recano regolarmente da un’odontoiatra a testimonianza della loro difficoltà nel cercare e ricevere cure”. Metà del campione inoltre pensa che le informazioni sulle cure e la salute orale a disposizione dei disabili visivi siano inadeguate, e il 26% ritiene che quelle esistenti siano disponibili in forme non adatte al loro tipo di disabilità. “Abbiamo appreso che solo il 23% del campione poteva leggere un testo con caratteri di grandezza normale, e che un’esigua minoranza (3%) conosceva il Braille” conclude la ricercatrice; “questo significa che le modalità del passaggio di informazioni verso le persone con disabilità visive devono essere ripensate e che strumenti alternativi come audiomessaggi devono essere realizzati per fornire canali di comunicazione con una parte di popolazione che, per quanto attenta alla propria salute orale, ha sicuramente difficoltà maggiori nell’ottenere cure odontoiatriche”.

GdO 2010;13

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