20 Gennaio 2017

Opinioni

Editoriale

Giovanni Lodi

I test di ammissione ai corsi universitari non mi sono mai stati particolarmente simpatici.
Non fraintendetemi, vivo gran parte del mio tempo lavorativo dentro un corso di laurea in odontoiatria e sono quindi ben consapevole della necessità di programmare il numero degli studenti sulla base delle risorse didattiche a disposizione, ritenendo un vulnus peggiore al diritto allo studio un corso che non prepara, piuttosto di uno che seleziona. È la mia opinione.

Quello che non mi ha mai convinto è invece l'idea che un diciannovenne possa giocarsi il proprio futuro professionale barrando in poche ore qualche decina di caselle. Devo ammettere però che questa mia avversione, oltre che per esserci passato trent'anni fa con una qualche ansia, non si basa su alcun dato di fatto. È la mia opinione.

Ma le opinioni possono essere messe a dura prova dai fatti.

Per chi non lo sapesse, lo scorso anno una sentenza del TAR del Lazio ha obbligato le università italiane a iscrivere ai corsi di medicina e odontoiatria centinaia di studenti che, rimasti esclusi dalla graduatoria nazionale, avevano come unico merito quello di essersi rivolti a un avvocato. Si è così venuta a creare l'occasione per mettere a confronto il rendimento delle matricole ammesse per concorso con quello delle matricole ammesse per ricorso. I risultati sono stati pubblicati in un articolo della rivista Journal of Italian Medical Education, segnalatomi dall'amico Renato Sironi. E mi hanno sorpreso.

Nei nove atenei inclusi nella ricerca, non solo i regolari hanno avuto in media un rendimento decisamente migliore rispetto ai ricorsisti, ma soprattutto il punteggio conseguito durante prova di ammissione sembra in grado di individuare gli studenti meno brillanti, quelli che faticheranno a continuare gli studi. Come dire che il test funziona.

La ricerca ha diversi limiti, trattandosi sostanzialmente di quello che in medicina chiameremmo uno studio osservazionale, ma rimane ugualmente un contributo fattuale all'eterna discussione sull'argomento. Ed è sicuramente più attendibile dell'opinione mia e di molti altri.

Buona lettura

Prof. Giovanni Lodi, Direttore Scientifico Dental Cadmos

doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.01.2017.01


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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