03 Aprile 2017

Un nuovo metodo per la riabilitazione temporanea in casi di agenesia degli incisivi laterali in pazienti giovani in crescita

Rubrica Style Italiano

Patrizia Lucchi, Marco Rosa, Walter Devoto, Angelo Putignano

La mancanza di uno o più elementi dentari, nota come ipodonzia, è stata oggetto negli anni di numerosi studi, con un riscontro di prevalenza notevolmente variabile da un 2,2% al 15,6% (Grahnen, 1956; Haavikko, 1971; Ravn e Nielsen, 1973; Thilander e Myberg, 1973; Bergstroem, 1977; Bredy et al., 1991; Gabri et al., 2001). Nel 2002 uno studio norvegese condotto da Nordgarden et al. su una popolazione di 9.532 soggetti ha evidenziato una prevalenza dell’ipodonzia del 4,5%, con un’incidenza nelle femmine (5,1%) maggiore che nei maschi (4%).

Di tutte le ipodonzie analizzate dagli autori (escluse le agenesie dei terzi molari) il dente più spesso mancante risultava essere il secondo premolare mandibolare, seguito dagli incisivi laterali superiori e dai secondi premolari superiori, entrambi con una quota del 20%. Le agenesie degli incisivi laterali superiori sono probabilmente quelle che maggiormente richiedono un’attenta valutazione dal punto di vista terapeutico, poiché devono forzatamente tenere in ampio conto i parametri di mini e microestetica.

Fermo restando l’obiettivo terapeutico di ottenere un’occlusione stabile e funzionale sia riaprendo sia chiudendo gli spazi, le molteplici opzioni di trattamento vanno dalla chiusura ortodontica degli spazi alla protesi tradizionale, all’uso di soluzioni adesive quali il Maryland fino alla sostituzione implantare del dente mancante. Molto spesso, tuttavia, i pazienti giungono all’osservazione in giovane età e questo comporta problemi connessi al timing di trattamento.

Se la scelta terapeutica implica la chiusura degli spazi, con lo spostamento dei canini permanenti in posizione degli incisivi laterali e dei premolari in sostituzione dei canini, il trattamento può iniziare appena questi sono erotti e completarsi già nell’adolescenza. Di contro, se si sceglie di riaprire gli spazi, ossia di mantenere lo spazio agenetico ai fini protesici e/o implantari, forzatamente il trattamento verrà completato in tempi più lunghi. L’attesa della stabilizzazione della crescita comporterà infatti la necessità di eseguire una protesizzazione provvisoria sia essa mobile, con placchette rimovibili, o fissa, con ponti adesivi.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.04.2017.09





 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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