02 Maggio 2018

L’intruso

Editoriale

Giovanni Lodi

Dabigatran, denosumab, cilostazolo, clopidogrel, docsam, bevacizumab, apixaban. Di quanti tra questi farmaci conoscete le indicazioni o almeno la classe di riferimento? Se la risposta è “tutti” allora potete anche smettere di leggere, ma se così non fosse o addirittura fossero la maggioranza quelli che non riuscite a trovare nel vostro prontuario mentale, allora proseguite.

I farmaci che compongono questo breve elenco hanno tutti un paio di importanti caratteristiche. La prima è che, con l’eccezione di quelli tra voi freschi di laurea, queste molecole non erano tra quelle nel programma dell’esame di farmacologia, perché di introduzione relativamente recente. La seconda è che sono tutti in grado di modificare il piano di trattamento odontoiatrico dei pazienti che li assumono.

Secondo l’ultimo rapporto ISTAT, gli italiani con almeno due malattie croniche sono il 30% di quelli tra i 60 e i 64 anni, percentuale che raddoppia dopo i 75. E sapete quanti sono, secondo una ricerca dell’Agenzia Italiana del Farmaco, gli ultra sessantacinquenni che ogni giorno prendono dalle cinque alle nove medicine? Il 49%, mentre l’11% ne prende più di dieci (dieci!).

Questo significa effetti indesiderati, eventi avversi, interazioni importanti e imprevedibili, problemi di compliance. E per l’odontoiatra un gran mal di testa nel momento della raccolta dell’anamnesi e della prescrizione di (ulteriori) farmaci. Oltre ai necessari aggiustamenti del piano di trattamento.

Non ci sono alternative al vero aggiornamento continuo. Solo pochi giorni fa ho scoperto su JAMA che i nuovi anticoagulanti orali, ritenuti fino ad ora meno a rischio di interazioni rispetto a quelli tradizionali, possono al contrario causare gravi emorragie, se associati a diversi farmaci comunemente prescritti.

Se posso permettermi un consiglio, tenete sempre sotto mano il sito del CODIFA, specialmente se vi apprestate a curare un anziano in politerapia (e giuro che non è pubblicità occulta).

Termino con una confessione: ho barato. Uno dei farmaci (ma non vi dico quale) me lo sono inventato. Era solo per assicurarmi arrivaste alla fine dell’editoriale.

Buona lettura

Prof. Giovanni Lodi, direttore scientifico Dental Cadmos


doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.05.2018.01






 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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