01 Febbraio 2019

Odontologia forense, un’eccellenza italiana

Intervista a... Danilo De Angelis

Carla De Meo

L’odontologia forense, soprattutto nell’accezione anglofona dei termini, è l’applicazione della disciplina odontoiatrica a questioni che hanno un interesse giuridico: dal diritto civile a quello penale e internazionale. Un’attività molto simile a quella del patologo forense. Nulla a che vedere con l’odontologia legale, che riguarda la valutazione del comportamento dei dentisti per evidenziare eventuali responsabilità professionali in pazienti che hanno subìto un danno.

Abbiamo approfondito l’affascinante universo dell’odontologia forense, e l’abbiamo fatto con il professor Danilo De Angelis, docente e membro del Labanof, Laboratorio di antropologia e odontologia forense dell’Università di Milano.

Perché professor De Angelis ha scelto questo percorso professionale?
Tutto ha avuto inizio con la mia tesi di laurea in odontoiatria. Erano gli anni Novanta ed ero appassionato di computer grafica. Avevo la possibilità di sviluppare una tesi a medicina legale sull’identificazione della persona attraverso il confronto di immagini.

All’Università non c’erano allora odontoiatri che si occupavano di questa materia e neppure di soluzioni informatiche. Per molti anni ho svolto insieme attività clinica e ricerca al Labanof; successivamente mi sono dedicato completamente all’odontologia forense.

Quali sono i principali settori di intervento dell’odontologo forense?
L’attività è molto varia e interessa l’analisi sui cadaveri e sui soggetti in vita. Ma veniamo coinvolti anche nella ricerca e nel recupero di resti umani, in caso di omicidi con occultamento di cadavere o a seguito di carbonizzazione.

La presenza dell’odontologo forense permette, infatti, la repertazione di elementi utili a scopo identificativo, ma può contribuire anche alla ricostruzione della scena del crimine. In caso di incendio, per esempio, quello che resta dei denti e dei manufatti odontoiatrici consente di indicare le temperature raggiunte. La repertazione a scopo identificativo rappresenta una delle attività principali: dal singolo caso ai disastri di massa, come incidenti aerei, fino alle stragi di migranti del Mediterraneo.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.02.2019.02







 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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