01 Marzo 2019

Scenari

Editoriale

Giovanni Lodi

Se fossero tutti uguali sarebbe, semplificando, come se esistessero centinaia di generici dello stesso farmaco. Sappiamo però che così non è, perché ognuno di questi dispositivi medici è promosso in virtù della propria specificità di forma, superficie, connessione e via dicendo.

Lunghi, corti, molto corti, lisci, ruvidi, larghi, stretti, filettati, forati, cilindrici, conici, anodizzati, mordenzati, sabbiati, in titanio, in zirconia, in ceramica, e ancora, tradizionali, pterigoidei, zigomatici, cloni, originali, innovativi.

Potrei andare avanti per tutto lo spazio dell’editoriale, ma penso di aver reso l’idea.

Un amico che lavora nell’industria me lo dà come dato certo. Incredulo, interrogo Google che in effetti mi restituisce un risultato molto simile.

Non ho modo di verificare nessuna delle due fonti, ma chiedendo in giro sembra che in effetti sia verosimile che in Italia siano in attività centinaia di produttori di impianti dentali. In linea di principio non mi sembra una cattiva notizia.

Significa che la filiera odontoiatrica italiana, almeno per quanto riguarda l’implantologia, gode di buona salute e riesce a dare lavoro a parecchie persone: chi gli impianti li progetta, chi li produce, chi li vende, chi li inserisce, chi li protesizza e chi li mantiene in salute. Questo almeno in termini economici.

Ma in termini medici, come dobbiamo considerare questa abbondanza? Perché se ci pensate, semplificando di nuovo, stiamo dicendo che migliaia (milioni?) di pazienti affetti dal medesimo problema (un’edentulia più o meno estesa) vengono trattati ogni anno in centinaia di modi diversi. Una situazione che in medicina è spesso indicatore di incertezza su quale sia il trattamento giusto.

Purtroppo i citatissimi “dati della letteratura”, molto positivi e spesso di buona qualità, non ci vengono in soccorso, dal momento che sono disponibili per un numero limitato di sistematiche.

Se ragioniamo sullo scenario più ottimista, potremmo ipotizzare che tutti gli impianti abbiano una efficacia accettabile e che, anzi, questo potrebbe essere un modello di medicina di precisione, un approccio che prevede un trattamento personalizzato, e per questo migliore, per ogni paziente.

Però dobbiamo anche considerare lo scenario opposto, quello cioè che esistano differenze, anche significative, tra un impianto e un altro e che quindi una porzione più o meno grande di pazienti venga trattata in maniera, diciamo così, non ottimale.

Non so in quale scenario vi muoviate, o quale consideriate quello più verosimile, ma la domanda vera è: voi come scegliete l’impianto giusto per il vostro prossimo paziente?

Buona lettura

Prof. Giovanni Lodi, Direttore Scientifico di Dental Cadmos


doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.03.2019.01




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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