02 Maggio 2019

L’implantoplastica associata al trattamento rigenerativo della perimplantite

Articolo originale

Clotilde Austoni, Francesco Azzola, Nicolò Cavalli, Paolo Morandi, Luca Francetti

Obiettivi  In questo studio è stata analizzata l’efficacia dell’implantoplastica come metodo di decontaminazione associata alla terapia rigenerativa della perimplantite.

L’implantoplastica è una procedura che consiste nel rendere liscia la porzione di impianto esposta dal processo infiammatorio mediante l’utilizzo di frese ad abrasività decrescente montate su strumenti rotanti. L’obiettivo di tale procedura è rimuovere lo strato più superficiale di titanio contaminato da batteri e, al contempo, ridurre la ruvidità del corpo implantare così da renderlo meno ritentivo di placca batterica, dunque meno soggetto a recidive.

Materiali e metodi  Sono stati selezionati 5 pazienti tra i 50 e i 77 anni, per un totale di 6 impianti affetti da perimplantite. I pazienti erano stati trattati con riabilitazione implanto-protesica in un periodo compreso tra 7 e 10 anni prima e tutti gli impianti presentavano superficie ruvida. I difetti perimplantari erano di tipo infraosseo e sono stati trattati con terapia rigenerativa; la superficie implantare esposta dal riassorbimento osseo è stata trattata con tecnica di implantoplastica.

Prima dell’intervento chirurgico i pazienti sono stati sottoposti a terapia causale che prevede l’utilizzo di curette in teflon, punta ultrasuoni rivestita in plastica e contestuale irrigazione di clorexidina 0,2% collutorio e l’ausilio di uno strumento di air-polishing e polvere a base di eritritolo, silice amorfa e clorexidina 0,3%. A ogni paziente è stata prescritta una terapia antibiotica con amoxicillina e acido clavulanico o, in caso di allergie, con claritromicina.

La procedura chirurgica ha previsto l’allestimento di un lembo mucoperiosteo con incisioni di rilascio verticali laddove necessarie per ridurre la tensione del lembo, degranulazione del difetto perimplantare mediante curette in teflon e punta ultrasuoni e decontaminazione del difetto mediante lavaggi di clorexidina 0,2% collutorio.

La porzione di impianto che aveva perso tessuto osseo di supporto è stata sottoposta a implantoplastica, fin dove l’accesso chirurgico lo consentiva, mediante l’uso di frese diamantate a granulometria decrescente e gommini da lucidatura. In sede del difetto infraosseo sono state eseguite microperforazioni della midollare, cui è seguito il riempimento dello stesso mediante sostituto osseo eterologo a base di osso bovino deproteinizzato (Bio-Oss®, Geistlich, Wolhusen, Svizzera) e successivo posizionamento di una membrana in collagene riassorbibile.

A 7 giorni è stato effettuato il controllo della guarigione e una radiografia endorale, mentre le suture sono state rimosse a 14 giorni. Tutti i pazienti sono stati inseriti in un protocollo di follow-up che prevedeva visite di controllo a 1, 3, 6 e 12 mesi.

Risultati e conclusioni   Le profondità di sondaggio dei 6 impianti registrate al baseline (t0) in alcuni casi superavano i 10 mm, e nel 66,6% erano >5 mm, con una media pari a 6,71±2,42 mm.

A 6 mesi dal trattamento chirurgico (t1) in nessun sito è stato registrato un valore di PD >5 mm, con una media pari a 3,92±0,83 mm; BoP sempre <25%. Le radiografie endorali di controllo mostravano un livello osseo stabile se paragonato a quello post-chirurgico; inoltre, l’igiene orale domiciliare è risultata migliorata in tutti i pazienti.

A 1 anno dalla chirurgia (t2) i valori di PD registrati in ogni sito implantare erano <5 mm con una media pari a 3,38±0,58 mm; non si evidenziavano segni di infiammazione e le radiografie endorali non mostravano riassorbimento osseo.

Significato clinico  Nonostante il numero ridotto del campione, e l’impossibilità di valutare istologicamente il sito perimplantare, l’implantoplastica associata al trattamento rigenerativo della perimplantite costituisce un approccio terapeutico promettente.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.05.2019.05




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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