03 Giugno 2019

Laser chirurgici in odontoiatria conservativa: aspetti clinici e risvolti medico-legali

Articolo originale

Riccardo Poli, Marco Brady Bucci, Maria Sofia Rini, Dario Brady Bucci

Obiettivi  L’articolo si propone di analizzare le caratteristiche di applicabilità clinica dei laser chirurgici in odontoiatria conservativa e di valutare le motivazioni per cui si possono verificare risultati insoddisfacenti o veri danni per i pazienti e per gli operatori durante l’utilizzo di tali apparecchiature.

Materiali e metodi  Vengono analizzate le diverse capacità di assorbimento e penetrazione del fascio nei tessuti e individuate nella temperatura e nella riflessione del fascio radiante del laser le principali cause di danno a pazienti e operatori.

Data la selettività per i tessuti più ricchi di acqua, con questi laser è possibile ottenere un’ablazione più rapida e limitata alle componenti dentali più idratate rispetto a quelle che lo sono meno. Innalzando gradualmente le impostazioni dell’energia avremo, quindi, prima l’ablazione dei tessuti cariosi rispetto a quelli sani perché i primi sono più impregnati di acqua.

Per garantire l’esecuzione di una procedura di odontoiatria minimamente invasiva, quindi, sarà sempre meglio partire da valori bassi di energia. Aumentandoli gradualmente, è meglio fermarsi quando visivamente si constata l’inizio dell’ablazione di quello specifico tessuto dentale che si intende rimuovere.

Nell’articolo viene affrontato anche il problema dell’adesione legato all’utilizzo del laser in conservativa. La superficie che si ottiene sulle superfici dentali trattate con laser è differente da quella ottenuta tramite frese e mordenzatura acida. I prismi di smalto irradiati risultano più piatti e la superficie dentinale presenta alterazioni microstrutturali che condizionano fortemente l’adesione e sono alla base del fenomeno del microleakage.

Nell’articolo viene, inoltre, presentato un protocollo clinico atto a ridurre problemi legati all’adesione dei materiali compositi ai tessuti irradiati.

Risultati e conclusioni   L’uso della luce laser è diventato uno dei pilastri dell’odontoiatria minimamente invasiva e consente di effettuare cure parcellari, con ridottissimo disagio per il paziente. Spesso, inoltre, viene eliminato o ridotto il ricorso all’anestesia locale per iniezione.

I maggiori problemi nell’utilizzo del laser sono legati al fatto che si opera introducendo gradualmente energia fotonica all’interno di un tessuto e i suoi effetti non sono sempre completamente percepibili nell’immediato, soprattutto a un occhio inesperto.

L’utilizzo del laser in sicurezza deve prevedere un’adeguata formazione e informazione degli operatori, una corretta impostazione dei parametri di utilizzo (energia e potenza) e le norme di sicurezza devono essere osservate da tutto il personale che opera presso lo studio dentistico.

Errori cui conseguano danni al paziente presuppongono responsabilità dell’operatore.

Significato clinico  L’utilizzo improprio dei laser, per scarsa conoscenza e competenza dell’operatore, può determinare gravi danni per il paziente odontoiatrico. Si tratta, quindi, di strumenti estremamente potenti ed efficaci, ma che possono creare danni al paziente qualora vengano mal gestiti.

Le sole informazioni seguite sono spesso quelle ricevute dai produttori e dai loro rappresentanti commerciali. L’elemento critico rimane la scelta dei parametri d’uso: le impostazioni sono il principale elemento che deve essere appreso dall’utilizzatore per avere efficacia ed evitare danni.

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doi: https://doi.org/10.19256.d.cadmos.06.2019.06




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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