02 Settembre 2019

Utilizzo del probiotico M18 in odontoiatria: meccanismi d’azione, attuali indicazioni e prospettive future

Rassegna

Carlo Fornaini, Francesco Di Pierro

Obiettivi  Lo scopo di questo lavoro è quello di descrivere meccanismi d’azione e vantaggi dell’utilizzo dei pro-biotici, in particolare dello Streptococcus salivarius M18, per la prevenzione della carie e della malattia parodontale.

Materiali e metodi  Il primo ceppo probiotico al mondo fu isolato nel 1989 e risultò possedere un’importante azione antibiotica verso tutti i ceppi noti di Streptococcus pyogenes e, colonizzando con alta specificità i tessuti oro-faringei, dimostrò inoltre di saper esercitare un’azione potenzialmente profilattica verso faringiti, tonsilliti e otiti medie acute. Il ceppo in questione è lo Streptococcus salivarius subsp. salivarius K12 (IDA: ATCC BAA-1 024), noto anche come BLIS K12 (BLIS = Batteriocin- Like Inhibitory Substances), e la sua efficacia sembra legata al rilascio di due salivaricine chiamate A2 e B. Recentemente, alcuni autori hanno cercato di indagare maggiormente la struttura, il meccanismo d’azione e l’efficienza delle salivaricine del ceppo K12 in termini antibiotici e, per quanto concerne la salivaricina A2, è stata osservata un’azione effettivamente battericida piuttosto che batteriostatica. Nel 2012 venne sviluppato un progetto di ricerca finalizzato all’isolamento di un ceppo specificamente capace di colonizzare il cavo orale e di rilasciare batteriocine lesive per la vitalità dei ceppi responsabili di carie e parodontopatie. Soltanto un ceppo dimostrò la capacità di uccidere questi target; esso viene indicato come M18 e produce e rilascia le batteriocine A2, 9, MPS e M. La forte azione anti-Streptococcus mutans del ceppo M18 sembra essere più legata alla salivaricina M, ma non solo. Esso produce dextranasi – un enzima litico capace di demolire il dextrano, che è una sorta di “cemento” rilasciato dallo Streptococcus mutans grazie al quale quest’ultimo aderisce saldamente ai tessuti del dente durante il processo infettivo – e ureasi, enzima capace di liberare urea che è una sostanza alcalina con azione anti-acidi. Lo Streptococcus salivarius M18 non è però un ceppo esclusivamente “anti-carie”: è in grado di ridurre efficacemente il rilascio di IL-6 e IL-8 e contrastare, quindi, l’evoluzione e l’aggravamento di gengiviti e periodontiti.

Risultati e conclusioni  Il ceppo M18 occupa il cavo orale con alta efficienza arrivando a colonizzare in breve tempo più dell’80% dei soggetti trattati. Nei casi nei quali la colonizzazione appare massiva, fino alla completa sostituzione dei ceppi endogeni di Streptococcus salivarius non-M18, si assiste alla drastica riduzione della presenza dello Streptococcus mutans e questo fenomeno riguarda circa il 15% dei soggetti colonizzati. Lo Streptococcus salivarius M18 ha dimostrato di possedere un reale effetto di protezione verso la genesi dell’evento carioso e l’insorgenza di problemi gengivali e parodontali. Vi è comunque un’altra prospettiva di utilizzo la quale potrebbe costituire un importantissimo pilastro nella prevenzione delle malattie orali, nel momento in cui il ceppo venisse impiegato, sempre nel tentativo di colonizzare il cavo orale, in gravidanza: questo impiego, grazie a un meccanismo di trasferimento verticale neonatale madre-bambino garantirebbe un minor rischio di carie nel nascituro.

Significato clinico  Il ruolo dell’M18 dev’essere pensato non tanto per l’impiego nella terapia ambulatoriale della carie, chiaramente di competenza e gestione dell’odontoiatra, ma per l’uso nella prevenzione odontoiatrica, e/o pediatrica, finalizzata ad esempio alla riduzione della cario-recettività. Questi studi aprono nuove e interessanti prospettive su innovativi strumenti di prevenzione odontoiatrica attraverso forme di terapia integrata tra odontoiatria, pediatria e ostetricia.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.07.2019.04



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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