02 Settembre 2019

Restaurativa ed estetica: presentazione di una riabilitazione minimamente invasiva

Rubrica AIC

Carlo Massimo Saratti

Una paziente donna di 18 anni e in buona salute è stata visitata presso la clinica universitaria dell’Università di Ginevra. La sua principale richiesta era quella di migliorare l’estetica del sorriso, vivendo come un problema le macchie bianche evidenti nel settore anteriore. All’anamnesi stomatologica extra- e intra-orale la paziente presenta ipoplasie e discromie dello smalto. Tali anomalie risultano presenti su tutti gli elementi fin dall’eruzione dei permanenti. Nonostante la giovane età, la paziente ha già ricevuto numerose cure odontoiatriche per una probabile elevata cario-recettività e una scarsa igiene orale. Non è mai stata istruita sulle metodiche di igiene orale e non conosce il filo interdentale

L’esame clinico, accompagnato da quelli radiografico e fotografico per transilluminazione, ha messo in evidenza:

  • discromie da ipoplasia dello smalto (macchie bianche) presenti su tutti gli elementi dentali in maniera diffusa;
  • presenza di carie primarie sugli ele-menti 1.4 (D), 1.5 (M), 2.5 (M), 3.5 (D), 3.6 (M) e 4.5 (D);
  • scarsa igiene orale con accumulo di tartaro soprattutto nei settori anteriori;
  • presenza di più restauri infiltrati o mal adatti da sostituire sugli elementi 1.7 (O), 1.6 (MO), 1.5 (OD), 2.4 (OD), 2.5 (OD), 2.6 (MO), 2.7 (O), 3.7 (O), 3.6 (O), 4.6 (O), 4.7 (O).

A complemento dell’esame radiografico è stato effettuato anche uno status fotografico degli elementi posteriori ottenuto tramite la transilluminazione con fibra ottica digitale (DIAGNOcam, KaVo, Biberach, Germania). Tale esame diagnostico, complementare alle radiografie, permette di valutare nel dettaglio l’estensione delle lesioni cariose interprossimali anche nelle aree di possibile sovrapposizione delle radiografie senza dover necessariamente eseguire un ulteriore set di bite-wings e riducendo così l’esposizione del paziente ai raggi x. Tale esame è stato determinante anche nella successiva scelta del piano di trattamento. Infatti, mentre per gli elementi 1.4 (D), 1.5 (M), 2.5 (M), 3.5 e 3.6 (M) il processo carioso aveva già valicato il confine della giunzione smalto-dentinale, è stato possibile delimitare a livello dello smalto la carie iniziale a livello dell’elemento 4.5. e adottare un trattamento non invasivo. La paziente è stata immediatamente sottoposta a igiene professionale e rieducazione allo spazzolamento e all’uso del filo interdentale.

Il piano di trattamento è stato diviso nelle seguenti due fasi.

  • 1. Cura delle patologie attive: è stato proposto alla paziente di curare tutte le carie e sostituire i restauri incongrui con restauri diretti in resina composita. L’unica eccezione riguarda l’elemento 4.5. Visto che la carie non aveva ancora determinato una cavitazione del tessuto duro e non aveva ancora raggiunto la dentina, è stata infiltrata la demineralizzazione con resina liquida allo scopo di sigillare la lesione e arrestare l’evoluzione della stessa (protocollo NIPAR).
  • 2. Copertura delle macchie bianche anteriori fortemente richiesta dalla paziente attraverso trattamento minimamente invasivo di microabrasione associato a sbiancamento.

La paziente ha accettato il piano di trattamento nel suo insieme.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.07.2019.08




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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