01 Ottobre 2019

Power App: la nuova Classificazione a portata di mano

Rubrica SIdP

a cura della Società Italiana di Parodontologia

A Chicago, nel novembre 2017, si è svolto il primo World Workshop congiunto tra l’American Academy of Periodontology (AAP) e l’European Federation of Perio­dontology (EFP) con l’obiettivo di elabora­re una nuova Classificazione sulle malattie parodontali e peri-implantari. I position papers prodotti nel corso del World Workshop sono stati pubblicati con­temporaneamente sulle riviste scientifiche di riferimento delle due società: il Journal of Clinical Periodontology (per l’EFP) e il Journal of Periodontology (per l’AAP).

La nuova Classificazione è stata poi ufficial­mente presentata in occasione di EuroPe­rio9 ad Amsterdam nel giugno 2018. Questa Classificazione rappresenta una svolta che allinea i criteri diagnostici della parodontite e delle malattie peri-implantari all’evoluzione che la medicina ha avuto ne­gli ultimi anni. La straordinaria crescita di conoscenze rappresenta l’elemento su cui è stata costruita.

Negli ultimi tempi si è par­lato di terapia personalizzata e, più recen­temente, di precision medicine, concetti che sottintendono un’immagine olistica del paziente, non più visto come portatore di una malattia “fotografata” in un determi­nato momento della sua vita, ma come un individuo affetto da una patologia.

Grazie allo sviluppo di discipline come la genomica, la trascrittomica, la proteomi­ca e la metabolomica il paziente può es­sere “curato” in modo sempre più indivi­duale. Tutto questo ha mutato l’approc­cio della classe medica. La nuova Classificazione, partendo da una precisa definizione di “salute parodontale”, individua proprio il concetto di case defini­tion: identifica il paziente affetto dalla ma­lattia introducendo elementi nuovi che non erano presenti precedentemente.

Questa Classificazione rappresenta uno strumento clinico fondamentale e inno­vativo per diversi motivi:

  • rende applicabile la nomenclatura delle malattie parodontali e peri-implantari anche ai non specialisti, agli operatori cioè che, pur non attuando personal­mente il trattamento parodontale, sono tuttavia tenuti a fare diagnosi di malat­tia parodontale e a comunicare al pa­ziente la presenza di un eventuale quadro patologico;
  • semplifica la diagnosi, basandosi su criteri di stadiazione (staging) e grado di sviluppo (grading) della malattia, oltre che renderla più intuitiva e oggettiva;
  • rende possibile l’inquadramento della condizione clinica rilevata (salute o malattia) in un “contesto temporale”, stabilendo il rischio di possibile evolu­zione e definendo alcuni fattori in gra­do di modulare tale rischio;
  • si tratta di una Classificazione “aper­ta”, in grado cioè di poter essere im­plementata e aggiornata – senza per questo essere modificata nella sua struttura – a seguito delle future acqui­sizioni scientifiche.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.08.2019.09



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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