02 Dicembre 2019

Autotrapianto di elemento ottavo in sede primo molare inferiore, caso clinico con follow-up 24 mesi

Caso clinico

Luigi Tagliatesta, Alessandro Luigi Rossi, Federico Gaspare Pappalardo, Tecla Terenzio, Nadim Oliva, Marco Vitali

Obiettivi  L’autotrapianto dentale è definito come il movimento di un dente da una posizione a un’altra all’interno della stessa persona. Ciò può coinvolgere la trasposizione di denti impattati, inclusi o erotti all’interno di siti estrattivi o dentro alveoli preparati chirurgicamente. I primi molari erompono in giova­ne età (6-7 anni) e spesso neces­sitano di interventi restaurativi.

L’autotrapianto di denti del giudi­zio può essere considerata un’op­zione per la riabilitazione di primi molari non recuperabili, special­mente in pazienti giovani. L’auto­trapianto ha risultati predicibili, in­fatti molti studi descrivono una percentuale di successo superiore al 90%.

Materiali e metodi Una paziente di 19 anni si è pre­sentata in Clinica per il trattamento di residui radicolari di un molare (3.6). Considerando la prognosi negativa relativa a un trattamento endodontico, la giovane età della paziente e il costo elevato di tratta­menti terapeutici alternativi, come gli impianti dentali, è stato sugge­rito alla paziente un protocollo di trattamento che coinvolgeva l’au­totrapianto del terzo molare man­dibolare preceduto dall’estrazione del dente cariato. Data la presenza di radici in via di sviluppo, la radio­grafia endorale ha indicato il terzo molare mandibolare come adatto donatore. Il piano di trattamento e la prognosi sono stati spiegati nel dettaglio alla paziente. Un consen­so informato scritto e orale è stato accettato. Il primo molare mandi­bolare è stato estratto nel modo più atraumatico possibile, avendo cura di non danneggiare le pareti del sito alveolare post-estrattivo. Il setto intra-alveolare è stato modi­ficato con strumentazione piezoe­lettrica. A quel punto il terzo mola­re è stato preso con una pinza so­pra la giunzione smalto-cemento, avendo cura di non toccare la su­perficie radicolare, per prevenire un qualsiasi potenziale danno al legamento parodontale. Il dente è stato posizionato delicatamente nell’alveolo (was slightly depressi­ble) ed è rimasto in infraocclusio­ne. L’elemento dentale è stato sta­bilizzato da suture interdentali e da uno splintaggio metallico per 4 settimane; in seguito è stato sotto­posto a terapia canalare.

Risultati e conclusioni Dopo un follow-up di 3 mesi, il dente del giudizio ha mostrato mi­glioramenti dal punto di vista clini­co, confermati dagli esami radio­logici: non si evidenziavano né mobilità dentale né valori di son­ daggio patologici o gengivite. Questo case report è in accordo con i vantaggi economici e biolo­gici dell’autotrapianto dei denti del giudizio riportati in letteratura, e al contempo descrive le fasi cliniche e il processo di guarigione con 2 anni di follow-up.

Significato clinico Il successo di questo caso può es­sere attribuito alla tecnica chirur­gica atraumatica e allo stadio im­maturo dell’elemento trapiantato. L’autotrapianto dentale può esse­re adottato come una possibile al­ternativa alla protesi fissa e rimo­vibile, soprattutto in un paziente giovane con parziale edentulia.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.10.2019.06



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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