02 Dicembre 2019

Trattamento di un granuloma piogenico di grandi dimensioni e del difetto gengivale a esso correlato

Caso clinico

Giulia Pradal, Andrea Nicali

Obiettivi  L’obiettivo di questo lavoro è illu­strare il trattamento chirurgico di una lesione reattiva di grandi di­mensioni a carico della gengiva aderente del primo quadrante. Per il trattamento dell’esteso difetto gengivale derivante dall’exeresi della lesione, un granuloma pioge­nico, viene descritto l’utilizzo del lembo palatino ruotato con la sua variante del peduncolo mesiale.

Materiali e metodi  Il caso clinico riguarda una paziente di 70 anni inviata presso il reparto di chirurgia orale dell’Ospedale San Paolo di Milano per la presenza di una neoformazione di grosse di­mensioni a livello gengivale. L’a­namnesi patologica remota e far­macologica della paziente è negati­va. In prima visita la paziente è asin­tomatica. All’esame obiettivo intrao­rale si evidenziano importanti accu­muli di placca e tartaro, un’estesa neoformazione di circa 10x8 cm, multilobulata, peduncolata, ricoper­ta da mucosa avente aree eritema­tose alternate ad aree di colorito fi­siologico. Si evidenziano, inoltre, ele­menti dentari compromessi, con le­sioni cariose, mobili e fratturati. La paziente èstata sottoposta a quattro sedute di igiene orale professionale a distanza di una settimana l’una dall’altra. In seguito è stata trattata con l’escissione completa della neo­formazione tramite tecnica tradizio­nale con bisturi a lama fredda. Il di­fetto derivato da tale procedura èstato trattato con lembo palatino ruotato nella sua variante a pedun­colo mesiale, in modo da garantire una quantità e qualità di tessuto suf­ficienti a ottenere una buona guari­gione del sito di intervento. Al termi­ne dell’intervento chirurgico sono stati somministrati 100 mg di nime­sulide e 2 g di amoxicillina, sono state fornite le consuete istruzioni post-operatorie ed è stata prescritta una copertura antibiotica con amo­xicillina 1 g ogni 8 ore per 6 giorni.

Risultati  Il decorso post-operatorio èavve­nuto in completa assenza di com­plicanze e di sintomatologia algica. Al controllo a una settimana si èos­servata una buona guarigione dei tessuti nella sede dell’intervento, con assenza di segni di infezione ed è stata eseguita la rimozione dei punti sutura. A tre settimane la gua­rigione risulta completa e viene consegnato il referto istopatologico che conferma diagnosi di granulo­ma piogenico. Al controllo a tre me­si dall’intervento non si evidenziano difetti morfologici a livello del sito donatore e si osserva una buona qualitàdel tessuto in sede riceven­te. Infine, la paziente è stata invitata a sottoporsi a cure odontoiatriche e a successive sedute di igiene orale professionale per rimuovere tutti i focolai infettivi in grado di sostenere una recidiva. Tuttavia, la paziente non si è dimostrata collaborante in termini di aderenza alla terapia.

Conclusioni  I difetti gengivali possono essere trattati con tecniche differenti, qua­li ad esempio lembo ad avanza­mento coronale, innesto connetti­vale, lembo palatale avanzato coro­nalmente e lembo palatino ruotato. Tuttavia, in letteratura ci sono pochi studi riguardanti l’efficacia di una tecnica rispetto all’altra. Per il trat­tamento del difetto gengivale del presente caso si è scelto il lembo palatino ruotato, nella sua variante a peduncolo mesiale. Questo tipo di lembo garantisce sufficiente spessore al tessuto, consente un’adeguata vascolarizzazione, èpiù conservativo rispetto alla va­riante classica, preserva maggior­mente le strutture anatomiche neurovascolari limitrofe e permette guarigioni senza alterazioni anato­miche del fornice vestibolare; inol­tre ha una stabilitàmaggiore e un risultato piùpredicibile rispetto all’innesto libero di connettivo.

Significato clinico Sulla base dei risultati ottenuti, l’im­plicazione clinica di maggior rile­vanza è rappresentata dal fatto che il lembo palatino ruotato con pe­duncolo mesiale può essere utiliz­zato nel trattamento di difetti gengi­vali di grandi dimensioni in cui non siano presenti gengiva cheratiniz­zata e mucosa alveolare. Inoltre, si ottengono buoni risultati in termini di dolore post-operatorio e di guari­gione dei siti donatore e ricevente.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.10.2019.07



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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