03 Febbraio 2020

Esposizione chirurgica mediante laser CO2 di canini inclusi palatali

Rubrica SILO

Alessandra Impellizzeri, Gaspare Palaia, Martina Horodynski, Daniele Pergolini, Roberto Antonio Vernucci, Umberto Romeo, Gabriella Galluccio

L’inclusione del canino permanente ma­scellare è un’evenienza clinica di comune riscontro e si osserva nel 2% dei pazienti che richiedono un trattamento ortodonti­co. Il canino superiore è uno dei denti che maggiormente va incontro a inclusione, secondo solo ai terzi molari, con un ran­ge di prevalenza che va dallo 0,8% fino al 5,2% a seconda della popolazione esa­minata e assestandosi in Italia intorno al 2,4%. L’incidenza di inclusione dei canini mascellari è più del doppio di quella nella mandibola e il rapporto tra l’inclusione palatale e l’inclusione vestibolare è di 8 a 1. L’8% delle occlusioni dei canini sono bilaterali e queste sono due volte più co­muni nelle femmine rispetto ai maschi.

Il trattamento ortodontico del canino su­periore e inferiore incluso è considerato, tutt’oggi, un’ardua sfida per i clinici e ri­chiede un approccio terapeutico multidi­sciplinare. L’approccio terapeutico pre­vede l’esposizione chirurgica del dente incluso, seguita dalla trazione ortodonti­ca per guidare e allineare il dente all’arca­ta dentaria. Per i canini inclusi in sede palatale sono stati descritti in letteratura vari approcci chirurgici e diverse tecniche di trazione ortodontica.

Lo scopo di questo lavoro è proporre un nuovo approccio ortodontico-chirurgico mediante l’utilizzo del laser, per la disin­clusione dei canini inclusi i palatali.

Caso clinico
In questo caso clinico si è impiegato il la­ser CO2, il più utilizzato nelle procedure chirurgiche a carico dei tessuti molli del cavo orale per l’elevato assorbimento da parte delle molecole d’acqua e l’azione emostatica associata all’effetto termico del laser stesso, tale da portare all’obli­terazione dei vasi sanguigni di diametro inferiore a 1 mm e dei capillari linfatici.

Si tratta di un laser a stato gassoso, ad azione superficiale (circa 0,2 mm di pro­fondità), utilizzabile persino in modalità super-pulsata, così da ottenere una pre­cisa incisione nella zona individuata, completata in tempi più brevi rispetto a quelli necessari con altri tipi di laser. In aggiunta, la frequenza elevata degli impulsi consente un adeguato rilassa­mento termico del tessuto, con un mini­mo danno per diffusione di calore alle aree sane adiacenti, senza tralasciare l’importanza di non dover effettuare dei punti di sutura.

Tra i pazienti che maggiormente possono trarre vantaggio da queste proprietà ritro­viamo sicuramente quelli appartenenti a una fascia di età più piccola, come nel caso illustrato di un paziente di 13 anni affetto da inclusione bilaterale dei due canini superiori, come illustrato nella CBCT.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.02.2020.08




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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