01 Marzo 2020

Occhio al corpo

Rubrica Comunicazione Consapevole

Michele Cassetta

Il Primo Assioma della comunicazione, enunciato negli anni Settanta da Paul Watzlawick, afferma che “Non è possibi­le non comunicare”. Ogni nostro com­portamento ha una valenza comunicativa ed esprime un messaggio, il più delle vol­te inconsapevole. Ogni essere umano comunica con il mondo esterno e con i propri simili utilizzando i canali di comu­nicazione a propria disposizione e il risul­tato delle relazioni dipende dal modo in cui questi vengono utilizzati. Il canale non verbale rappresenta tutti i modi in cui il corpo trasferisce un mes­saggio e ha un valore determinante nello stabilire l’efficacia della comunicazione.

Comunichiamo muovendoci o posizionan­doci nello spazio, spesso senza neppure rendercene conto e, a differenza delle pa­role, con il corpo diciamo quasi sempre la verità. Alcuni elementi del canale non ver­bale sono impressi geneticamente, come le principali espressioni del volto: rabbia, disgusto, tristezza, gioia, paura e sorpresa. Altri sono acquisiti nel corso della vita, in seguito alle relazioni che abbiamo con le altre persone, ai contesti sociali nei quali viviamo e alle esperienze che facciamo, come i gesti iconici o convenzionali.

Nel rapporto tra odontoiatra e paziente il corpo assume un’importanza fondamen­tale e sono molti gli aspetti che è neces­sario prendere in considerazione al fine di creare una comunicazione efficace.

Tra questi, oltre alla gestualità – che richiede un approfondimento a parte – ve ne sono alcuni che vengono talvolta sottovalutati.

La conformazione fisica
Il corpo comunica molti aspetti della no­stra identità: il genere, l’età e lo stato di sa­lute. Il cervello si è programmato nel corso di centinaia di migliaia di anni per giudicare gli altri nel minor tempo possibile. È un’esi­genza legata all’evoluzione e a quando era fondamentale capire in brevissimo tempo se chi avevamo davanti poteva rappresen­tare un rischio per la nostra sopravvivenza.

Così la valutazione sull’aspetto fisico de­gli altri, su base istintiva, rimane un crite­rio di giudizio determinante, almeno in una prima fase della relazione e fin quan­do altre parti più recenti ed evolute del nostro cervello definiscono con maggiore precisione la relazione. Nel corso di una prima visita, odontoiatra e paziente si giudicano reciprocamente nel giro di pochi secondi, soprattutto sulla base delle informazioni corporee.

Tali va­lutazioni risentono di numerosi pregiudizi e rischiano di distorcere la realtà. Per esempio, il paziente può esprimere un giu­dizio sommario sull’odontoiatra sulla base dell’età (“è troppo giovane e potrebbe es­sere inesperto” oppure “è troppo anziano per essere aggiornato”) così come l’odon­toiatra può giudicare il paziente sulla base degli stessi elementi (“non ci tiene alla sa­lute della bocca” oppure “sarà certamen­te uno molto attento all’estetica”).

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.03.2020.08




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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