02 Aprile 2020

Studio del potenziale remineralizzante del fosfato di calcio amorfo su white spot lesions

Articolo originale

Marco Calabrese, Lorenzo Graiff, Alberto Fioretti, Matteo Fistarol

Obiettivi  La carie dentale è una patologia che provoca la distruzione localiz­zata del dente come conseguenza dei processi metabolici batterici che avvengono all’interno del bio­film orale.

Il termine “carie” indivi­dua la patologia vera e propria, mentre la notazione “lesione ca­riosa” sta a indicare il segno della malattia, ovvero la distruzione anatomica del dente. Il danno è conseguente a un pro­cesso di demineralizzazione: nella maggior parte degli individui pro­cede molto lentamente e si man­tiene attivo grazie alla presenza di eventi in grado di perturbare il fi­siologico equilibrio dinamico tra la componente minerale e la saliva. Infatti, l’abbassamento del pH orale indotto dagli acidi del biofilm aumenta la solubilità dell’idrossia­patite favorendo la demineralizza­zione, che si protrarrà fino al ripri­stino di una condizione di neutrali­tà.

Quando il tasso di demineraliz­zazione diminuisce può verificarsi l’evento opposto, la remineralizza­zione. La dissoluzione (demineralizza­zione) e la riprecipitazione (remi­neralizzazione) dello smalto sono eventi che si susseguono conti­nuamente durante la giornata, in funzione delle variazioni del pH, senza esitare necessariamente in una lesione cariosa: per esempio, se il biofilm batterico viene rimosso in modo parziale o totale, la perdita minerale può essere arrestata o addirittura in­vertita favorendo la remineraliz­zazione.

L’entità della lesione cariosa è va­riabile, in quanto può presentarsi sia come iniziale perdita di so­stanza minerale a livello ultra­strutturale, sia come completa di­struzione del dente. La fase ini­ziale di ciascuna lesione cariosa si manifesta come un’area ipomi­neralizzata non cavitata confinata negli strati più superficiali dello smalto nota come white spot o le­sione cariosa iniziale dello smalto.

La progressione di queste lesioni può essere arrestata o invertita tramite remineralizzazione, ricor­rendo all’utilizzo di specifici mate­riali in grado di fornire gli ioni ne­cessari per la riparazione dello smalto. Lo studio intende valutare il po­tenziale remineralizzante in vitro del fosfato di calcio amorfo (ACP) in due diverse forme: coniugato con fosfopeptidi di caseina (CPP-ACPF) o citrato (C-ACP).

Materiali e metodi  Trenta corone dentali sane sono state incluse in resina acrilica. La superficie dello smalto è stata lu­cidata con carta abrasiva per ri­muovere uno strato di circa 100 μm. La microdurezza superficiale (Baseline) di ciascun campione è stata misurata mediante test di Vi­ckers. Le lesioni cariose iniziali dello smalto sono state ottenute introducendo i campioni in solu­zione demineralizzante per 96 ore.

La microdurezza superficiale dei campioni demineralizzati è stata misurata tramite test di Vi­ckers (T1). I 30 campioni sono stati suddivisi in 3 Gruppi: Gruppo A - CPP-ACPF (Mi Paste Plus, GC Italia S.r.l., Mi­lano, Italia), Gruppo B - C-ACP (Biosmalto, Mousse azione d’urto, Curasept S.p.A., Varese, Italia) e Gruppo C - Controllo. I campioni sono stati sottoposti a 10 giorni di trattamento in regi­me di pH-cycling. La microdu­rezza superficiale è stata rimisu­rata al termine del trattamento (T2).

Risultati  I Gruppi A e B hanno dimostrato un recupero di durezza significati­vo rispetto al Gruppo C. Entrambi i Gruppi A e B hanno manifestato una tendenza alla remineralizza­zione.

Conclusioni  Considerando i limiti, il presente studio ha dimostrato l’efficacia di CPP-ACPF e C-ACP come agenti anticariogeni. Nei campioni tratta­ti si è registrata una tendenza alla remineralizzazione.

Significato clinico  Il fosfato di calcio amorfo in en­trambe le formulazioni testate ri­sulta efficace per il trattamento delle lesioni cariose iniziali.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.04.2020.04



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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