02 Aprile 2020

Il trattamento della malattia parodontale coadiuvato da fitoterapici topici e sistemici

Caso clinico

Stefano Sarri, Carlo Colombo, Scilla Sparabombe

Obiettivi  Presentare gli effetti di un tratta­mento parodontale non chirurgico su un paziente con diagnosi di pa­rodontite, coadiuvato dall’assun­zione di integratori fitoterapici som­ministrati sia per uso topico, collu­torio deglutibile, sia per uso siste­mico, collutorio e integratore. Que­sto al fine di ipotizzare un possibile beneficio sia nell’uso del fitoterapi­co a livello curativo, sia come inte­gratore per adiuvare i processi me­tabolici: nel caso specifico dell’e­stratto secco, l’effetto di idrossila­zione della lisina e della prolina sul reticolo endoplasmatico (RER) per azione dell’acido ascorbico (AA) come cofattore nella costituzione del procollagene, sostanza prima­ria sia per le mucose che per l’os­so.

Nel componente in tintura viene sfruttato l’effetto antinfiammatorio dello zenzero dovuto all’alto conte­nuto di gingeroli.

Materiali e metodi  La paziente è una donna di 54 anni, affetta da parodontite allo stadio 4, grado B, con sondaggi che arrivano fino a 11 mm e coinvolgimento di forcazioni. Sono stati rilevati: perdita di attacco clinico (CAL), indice di placca (PlI) e indice di sanguina­mento (BoP) al baseline, dopo 6 (T1) e 14 (T2) mesi.

Dalla prima se­duta la paziente ha iniziato ad assu­mere 2 cps di estratto secco di Myrciaria dubia, centella asiatica, equiseto e vitamina C e 20 gocce di collutorio galenico a base di estratti caricati di zenzero, salvia, uncaria e corbezzolo, deglutibile, 3 volte al dì. Nell’estratto secco, l’AA ha un effet­to di idrossilazione della lisina e del­la prolina sul RER come cofattore nella costituzione del procollagene, sostanza primaria sia per le muco­se che per l’osso.

Nel componente in tintura viene sfruttato l’effetto an­tinfiammatorio dello zenzero dovuto all’alto contenuto di gingeroli. Il trattamento parodontale non chirurgico viene eseguito in 4 se­dute a distanza settimanale, se­guite da richiami trimestrali. A 6 mesi dal trattamento i siti ancora attivi vengono ritrattati. Per tutto il periodo di osservazione non è mai stata usata clorexidina.

Risultati  A seguito del trattamento strumen­tale, coadiuvato dalla supplemen­tazione fitoterapica, la paziente mostra a 6 mesi chiari segni clinici di miglioramento. L’elemento 1.4 viene estratto a causa della persi­stenza di un sondaggio mesiale di 10 mm e la mobilità di II grado.

Do­po 14 mesi dal baseline, la cartella parodontale mostra un solo sito con sondaggio vestibolare di 5 mm senza sanguinamento nell’ele­mento 2.6, la compromissione del­la forcazione è diventata di III grado e il sito mesio-palatale sonda 4 mm con lieve sanguinamento. Le radiografie periapicali del dente al baseline e al T2 confermano l’ec­cellente remineralizzazione della struttura alveolare residua.

Dal pri­mo rilevamento il CAL passa da un valore medio di 3,8 mm a 2,2 mm a distanza di 14 mesi; il BoP si ri­duce dal 16 all’1% e la media di profondità di sondaggio passa da 2,9 mm a 1,4 mm.

Conclusioni  L’uso di integratori fitoterapici, associato al trattamento paro­dontale non chirurgico, potrebbe aver favorito la riduzione dei difet­ti ossei e della profondità di son­daggio e ha eliminato il processo infiammatorio, adiuvando così la guarigione.

Significato clinico  L’introduzione e l’ausilio di prodot­ti fitoterapici, in forma galenica differente, potrebbero ipotetica­mente coadiuvare i processi fisio­logici atti a riportare uno stato di salute sul sito danneggiato.

Il con­cetto dell’uso dei fitoterapici si ba­sa sulla possibilità di aiutare i pro­cessi di guarigione dell’organismo senza la necessità di abbattere ogni forma di vita nella cavità ora­le, rischiando di provocare una di­sbiosi, finalizzata all’eliminazione dell’infiammazione, potenziando le capacità di risposta dell’ospite fondendo all’organismo elementi che stimolano e modulano la ri­sposta immunitaria.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.04.2020.06




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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