01 Ottobre 2020

Formazione e informazione, strumenti chiave contro il cancro della bocca

Intervista a... Alberto Pispero e Roberto Franchini

Lorena Origo

“Combattiamo il cancro della bocca per ri­portare il sorriso” è lo slogan dell’Associa­zione ACAPO, onlus fondata da alcuni me­dici dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano nel 2017 con lo scopo di creare una rete di medici, ricercatori, pazienti e loro familiari, uniti nella lotta contro il cancro della bocca.

Alberto Pispero e Roberto Franchini so­no, insieme al professor Giovanni Lodi, i fondatori della onlus. Nel tempo, sono stati affiancati da un gruppo di colleghi, tutti spinti da un unico obiettivo: informa­re sulla patologia, sostenere i pazienti in tutto il loro percorso di guarigione e for­mare il team dello studio odontoiatrico a intercettare la malattia nei suoi stadi pre­coci e a prendersi cura del paziente sot­toposto a terapie oncologiche.

Perchè fondare una onlus, professor Pispero? Con quali scopi?
L’idea di ACAPO è nata in maniera molto naturale in seguito al nostro contatto gior­naliero in ospedale con i pazienti malati di tumore della bocca e i loro familiari. La con­divisione di un percorso così complicato, dalla prima diagnosi ai controlli a distanza di anni, ci ha offerto una fortissima motiva­ zione nel cercare di fare sempre di più, sen­za limitarci alle competenze più tecniche.

Parliamo di un tumore che ha ancora un tasso di mortalità molto elevato: come è possibile intervenire su questo dato?
Questa situazione è determinata dall’ag­gressività della patologia, ma soprattutto dalle diagnosi tardive. Diversamente da quanto accade per altre malattie oncolo­giche, in questo ambito paghiamo una forte disinformazione sia da parte dei pa­zienti che del team odontoiatrico.

I primi, quando si trovano purtroppo da­vanti a una diagnosi di tumore della bocca, esprimono sgomento, non avendo mai pensato all’esistenza di questa possibilità. I secondi, gli odontoiatri ma anche gli igienisti e tutti coloro che si occupano della salute della bocca, spesso non so­no sufficientemente formati in questo campo. Invece, vedendo nel corso della loro giornata lavorativa numerosi pazienti possono svolgere un’importantissima azione di prevenzione primaria.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.08.2020.02





 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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