16 Febbraio 2015

Editorale dal titolo “Cornetti”


Stamattina ho comunicato a un paziente che la lesione del palato notata dal suo odontoiatra, e che insieme abbiamo deciso di sottoporre a biopsia, è un cancro.

Dare cattive notizie fa parte del lavoro di medici e odontoiatri, e non è affatto semplice.

Perché se è vero che esistono tecniche specifiche e che l'esperienza è di grande aiuto, ogni paziente poi fa storia a sé, in particolare in circostanze del genere. E dopo più di venti anni e un numero imprecisato di diagnosi di cancro, ancora m'interrogo su quale sia il modo migliore di comunicarle. Ammesso che esista.

In questi colloqui si affronta il futuro: che cosa debbano aspettarsi il paziente e i suoi familiari, quali siano i possibili trattamenti e le loro conseguenze, quanto grandi le possibilità di guarire. Ma quasi inevitabilmente si discute anche di passato, soprattutto per rispondere alla domanda "Perché a me?".
Per il cancro della bocca le possibili risposte sono fumo, alcol e papilloma virus (probabilmente).
Ma come per il paziente di oggi, accade spesso che non siano presenti fattori di rischio noti. E allora?

Allora scuoto la testa con aria perplessa e rispondo con imbarazzo "Sfortuna".

L'imbarazzo nasce dal fatto che nessun trattato di medicina cita la sfortuna tra le cause o i fattori di rischio dei tumori. Lo studio pubblicato da Science il 5 gennaio potrebbe cambiare tutto. Gli autori hanno dimostrato lo stretto legame tra numero di divisioni di cellule staminali e rischio di tumore in diversi organi o tessuti, ipotizzando che quante più sono le divisioni e tanto maggiore è la probabilità che si verifichino errori casuali (mutazioni) capaci di provocare l'insorgenza della malattia.

Questo sarebbe il meccanismo principale di due tumori su tre (compresi quelli della testa e del collo), mentre solo per il restante terzo sarebbero determinanti fattori ambientali o familiari. Che è come dire che la prevenzione primaria avrebbe senso per non più di un terzo dei tumori, mentre per gli altri ci si dovrebbe affidare a cornetti e quadrifogli, per chi ci crede, e sperare in una diagnosi tempestiva.

Se questa ipotesi fosse confermata le ricadute sarebbero numerose e profonde. Nel caso ne riparleremo. Nel frattempo facciamo gli scongiuri.

Prof. Giovanni Lodi: Direttore Scientifico Dental Cadmos

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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