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28 Ottobre 2018

Quando l’importante è sentirsi medico, anche se non lo si è. Per dimostrarlo basta la ‘’fantasia’’

Norberto Maccagno

Ogni volta che abbiamo a che fare con l’amministrazione pubblica per presentare documenti o certificati per ottenere un’autorizzazione o altro, ci chiediamo se tutto questo è necessario. Ci indignammo consapevoli che oggi, con la tecnologia, si potrebbe risolvere diversamente.  Quante volte abbiamo pensato che quei documenti che lo Stato ci chiede potrebbero essere evitati con l’autocertificazione, che peraltro negli anni è stata notevolmente potenziata ed estesa. Lo Stato deve fidarsi di me, sosteniamo chiarendo che “se dichiaro il falso mi punisce pesantemente”. Un principio giusto che, però, deve essere applicato.  

Prendiamo il fatto di cronaca che Odontoiatria33 ha riportato nei giorni scorsi. 

Un cittadino italiano si presenta all’Ordine di Massa Carrara per iscriversi all’Albo degli Odontoiatri. Non lo conoscono, magari spiega che si è appena trasferito, che si è appena laureato. L’Ordine raccoglie i documenti, tra questi la laurea, e lo iscrive. Dopo qualche mese, secondo quanto siamo riusciti a sapere, l’Ordine termina le verifiche del caso e si accorge di qualche irregolarità, e lo “cancella”. Con molta probabilità non lo denuncia e neppure segnala la cosa ad altri Ordini. Così “il nostro” ripresenta la domanda in ad altro Ordine del Sud Italia. In questo caso sembra andare tutto per il meglio ed “il nostro” comincia a lavorare in vari studi italiani ai quali, ovviamente, basta come garanzia sapere che è iscritto all’Albo degli odontoiatri. Un giorno, i militari del Nas di Torino scoprono che “il nostro” non è laureato, che i documenti presentati sono falsi e che quindi è un abusivo. Come e perché a scoprirlo sia stato il Nas del capoluogo piemontese non siamo riusciti a capirlo, le indagini sono in corso ed i militari non si “sbottonano”. Peraltro sembrerebbe che il finto dentista è stato denunciato ma sia tutt’ora irreperibile. 

Questa non è la prima volta che qualcuno tenta di iscriversi all’Albo degli odontoiatri con documentazione falsa.

Nel 2009 mi ricordo di aver scritto di tre soggetti che si erano iscritti all’Ordine di Vibo Valentia ma lavoravano rispettivamente a Genova, Matera ad Acqui Terme (AL). Anche in questo caso i controlli del personale dell’Ordine permise di mascherali, la documentazione presentata era falsa. Ad insospettirli il fatto che tutti e tre risiedevano nella stessa abitazione mentre poi lavoravano in studi molto lontani. 

Ma non capita solo nel settore odontoiatrico, anzi.  

A Ferrara, nel 2015, è stato scoperto un sedicente medico che per 37 anni ha fatto il ginecologo, lavorando in quattro ospedali di Veneto e Trentino, anche in posizioni di responsabilità, senza aver mai conseguito né la laurea in medicina né l'abilitazione professionale. Il finto medico, ora in pensione, sarebbe stato scoperto durate il terzo procedimento giudiziario in cui era stato chiamato in causa per danni (il primo del 1987, il secondo nel 2005 mentre nel terzo nel 2014), era stato accusato di aver provocato lesioni ad un neonato mentre era responsabile del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ex ospedale di Riva del Garda, (si legge sulla stampa locale). Durante quel procedimento giudiziario qualcuno pensò bene di chiedere all’Università presso la quale aveva dichiarato di essersi laureato, quella di Bologna, copia della laurea e della specializzazione. Della laurea nessuna traccia ma scoprirono, secondo quanto riportato dagli atti del processo, che si era immatricolato alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Ferrara nell’anno accademico 1969/1970 e si è trasferito nel 1974/1975 a Bologna dove si è iscritto al VI anno di corso ma non ha sostenuto alcun esame. Per questo nel 1984 è stato dichiarato decaduto. Ma questo non gli ha impedito di esercitare.  

Altro caso è quello riportato dalla stampa locale nel 2016. Un diplomato ragioniere ha deciso di iscriversi a medicina poi dopo alcuni anni di studi deve aver deciso che ne sapeva già abbastanza. Così si presenta all’ALS di Magenta con la documentazione necessaria e viene assunto come chirurgo plastico. Dopo quasi trent’anni l’ASL ha pensato bene di controllare la sua autodichiarazione scoprendo che non aveva mai conseguito la laurea e la specializzazione dichiarata e che il numero d’iscrizione all’Ordine dei medici di Torino che aveva presentato, apparteneva ad un altro medico. In questo caso l’Ospedale gli ha fatto causa pretendendo di vedersi restituito oltre un milione di euro di stipendi. La Corte dei Conti ha dato ragione all’Asl. Stessa sorte è toccata al finto pediatra dell’Ospedale di Rho, smascherato dopo venti anni di “onorata” professione chiamato a restituite 557.964 euro all’Azienda ospedaliera. Lui è stato condannato a sei mesi di reclusione, con pena sospesa e gli ha comminato una multa per truffa aggravata in danno di ente pubblico, uso di atto falso, esercizio abusivo della professione medica. Anche in questo caso il falso medico è stato scoperto da controlli incrociati tra la documentazione presentata e l’Università. 

Non da meno la vicenda di un trentenne veneziano con un diploma di terza media e un passato di noleggiatore d'auto che ha “clonato” l’identità di un vero medico per spacciarsi per tale. Sfruttando la finta identità professionale, si è presentato ad alcune cooperative che inviano i medici a vari ospedali per sostituire i medici in malattia o ferie, ed è riuscito a lavorare, prima che venisse scoperto, per: otto turni a Bologna svolgendo tutte le cure sanitarie del caso, “suture comprese”, ricorda la stampa locale.
Poi ha lavorato anche per il pronto soccorso di Isola della Scala, svolgendo quattro turni di servizio giornaliero redigendo verbali di pronto soccorso. Al Santa Croce di Moncalieri, in provincia di Torino, ove per conto di un’altra cooperativa ha svolto qualche turno di servizio notturno; al policlinico San Giorgio di Pordenone; alla casa di cura villa Gemma di Gardone Riviera in provincia di Brescia dove per conto di un’altra cooperativa ha fatto il medico di guardia e in una casa di cura privata in provincia di Brescia dove ha svolto tre servizi diurni e notturni sempre come medico di guardia.  

Certo controlli più tempestivi avrebbero potuto evitare tutto questo, ma dal punto di vista lavorativo, mi incuriosisce il fatto che nessuno dei veri medici si sia mai insospettito guardandoli lavorare. Un non laureato non dovrebbe saper fare il medico, perché a questo la laurea dovrebbe servire: insegnare a fare una professione.  

Ma si sa: con la passione si riesce a fare tutto. 

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