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04 Novembre 2018

Report ha portato l’attenzione sul problema, ma la soluzione non è (solo) applicare le regole deontologiche, servono tutele finanziarie

Norberto Maccagno

Tra gli oltre un milione e 200 mila spettatori che hanno seguito la puntata di Report di lunedì 29 ottobre, sicuramente molti appartenevano al settore dentale in attesa del servizio “gli sdentati”, sul tema delle Catene dentali.  

Un'inchiesta che si è sviluppata su due binari. 
Il primo quello clinico, spiegando come in questi Centri si praticherebbe l’overtreatment, ovvero il prescrivere cure non necessarie, a costi tutt’altro che low-cost.
Il secondo invece ha toccato il rapporto tra finanza e Catene e le conseguenze di quando un Gruppo con molti studi chiude

Sulla questione cure non necessarie, Report si è ispirato a Striscia mandando due collaboratori a farsi visitare, uno in studio Vitaldent e l’altro in uno di Etica Dentale (il Gruppo che ha acquisito buona parte delle cliniche DOOC). Poi i due vengono inviati a due dentisti tradizionali -il presidente nazionale AIO Fausto Fiorile a Trento e il presidente AIO Roma Giovanni Migliano- che hanno rilevato che buona parte delle cure proposte non erano da fare. A confermare che i piani di cura delle Catene le detta "il commerciale", viene sentito anche un dentista che ha lavorato in molte di queste strutture.  

“Va specificato che poi tocca al singolo dentista che lavora per la Catena di comportarsi per bene”, dice Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report, chiudendo questa parte, ricordando indirettamente che alla fine sono sempre i dentisti iscritti all’Ordine a curare le persone

Sulla questione “finanza” si è dato spazio all’ingresso dei Fondi in questi Gruppi ed alla vicenda iDental.  

Peraltro Report accomuna la vicenda giudiziaria di Vitaldent (del 2016), dove l’allora proprietà e gruppo dirigente spagnolo venne arrestato per reati finanziari e fiscali (senza che i pazienti fossero penalizzati, le ciniche continuarono ad operare) con lo scandalo iDental dove, invece, si tratterebbe di una vera e propria truffa ed a farne le spese sono i pazienti. 

Ma la vera notizia, “nuova”, che la trasmissione ci ha dato (almeno per il settore dentale che di tutto quanto emerso durante la trasmissione l’aveva appreso da tempo), sembrerebbe confermare quanto da sempre i sindacati odontoiatrici accusavano. I famosi emendamenti alla Legge Concorrenza sollecitati da ANDI e che se approvati avrebbero obbligato il “capitale” ad essere minoranza rispetto agli scritti all’Albo nei CdA delle società odontoiatriche, sarebbero stati bloccati dalla lobbie delle Catene.

Il "merito" sarebbe da attribuire a Bartolo Conte vice-presidente di tutto il Gruppo Vitaldent fino al febbraio 2016 (in Italia il direttore generale era un altro soggetto) quando venne arrestato in Spagna insieme al proprietario ed altri dirigenti. Dopo quello scandalo il Gruppo passò di mano sia nella proprietà che nella dirigenza come aveva spiegato ad Odontoiatria33 il nuovo AD Javier Martin Ocana. Anche se Ranucci indica Conte come attuale amministratore Vitaldent.  

Carlotta Guidal, giornalista de La Vagnuardia, spiega all’inviato di Report il rapporto tra Bartolo Conte ed il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi ricordando che la nipote (Luna Berlusconi), era nel CdA di Vitaldent fino a poco prima dello scandalo finanziario e di come lo stesso Conte si vantasse di aver influenzato la stesura del Ddl Concorrenza. Ranucci sottolinea come Conte, stando a quanto emerso dalle intercettazioni, si sarebbe vantato di aver fatto attività di lobbie con “un non meglio specificato presidente quando si recava in Senato a Roma”.

A finire sotto la lente di Report sono state quasi esclusivamente Vitaldent e la Dooc che è stata rilevata da una nuova finanziaria ed oggi opera sotto il marchio di Etica Dentale. Solo citate, molto di sfuggita, alcune delle altre Catene presenti nel mercato italiano, come per esempio Caredent, Dentix e DentalPro. Quest’ultima non compare neppure nell’elenco fatto delle Catene che sono state acquistate dalle finanziarie.  Interessante anche rilevare la scelta di DantalPro che ha voluto sfruttare l’argomento, investendo nei blocchi pubblicitari che hanno preceduto e chiuso la puntata, mandano in onda il suo recente spot

commenti di Sindacati e CAO puntano ad evidenziare i rischi della pratica dell’overtreatment evidenziando come “queste strutture siano motivate dalla ricerca del profitto ad ogni costo e non alla salute del paziente”, mentre la cura deve essere guidata e tutelata dall’etica e dalla deontologia professionale.  ANTAMOP chiede l'attivazione di un tavolo per condividere una soluzione.

Sulla questione scende anche in campo la FNOMCeO con il presidente Anelli denunciando come sia necessario che anche le società siano soggette alle regole della deontologia e quindi che solo le StP possano esercitare l’odontoiatria, per evitare che anche in Italia si verifichino casi come iDental. Casi che per la verità negli anni già si sono verificati, anche se fortunatamente coinvolgendo singole strutture. 

Tutto ovviamente giusto, corretto, ed anche condivisibile per quanto possa valere il mio giudizio. 

Rimane però fuori da tutto questo quella che a mio parere è la vera questione del caso iDental: la proprietà. Se il problema fosse solo deontologico e clinico, sarebbe una sconfitta per l’Ordine che non sarebbe in grado di controllare e sanzionare gli iscritti che “sgarrano”, che cedono alle pressioni della proprietà prescrivendo ed eseguendo cure non necessarie.  Superfluo ricordarlo (lo ha anche evidenziato il conduttore di Report), la cura la può fare solo il dentista abilitato ed iscritto all’Ordine, la supervisione ed il controllo è poi affidato al Direttore sanitario, anche questo abilitato ed iscritto all’Ordine

Ma sappiamo che non è questo il punto, e che l'Ordine, peraltro, lavora con gli strumenti e le regole a disposizione. E i risultati sono superiori agli strumenti a disposizione dei presidenti CAO.

Poi c'è la questione Parlamento.

Credo sia difficile convincere i Politici dicendo che la salute dei cittadini è a rischio solo perchè il fine delle Società è fare business e, quindi, effettuerebbero cure non necessarie, e per evitare questo non si deve consentire al capitale di investire in strutture odontoiatriche. La Politica non capirebbe, ed infatti non ha mai accolto le richieste della professione in tal senso, presunta lobbie di Conte a parte. Per la Politica l’unico che può decidere ed effettuare la cura, secondo scienza e coscienza, è il dentista abilitato iscritto all’Ordine, la proprietà ci mette i soldi così come mette i soldi per la sanità privata, dove sono i medici a curare.

In questi anni il Parlamento ha dato dimostrazione di puntare su questo aspetto aumentando anche in odontoiaria le responsabilità dei professionisti demandando al direttore sanitario il controllo, così come succede negli ospedali, nelle case di cura, nei poliambulatori.

Lo ha fatto con la Legge Concorrenza, imponendo un direttore sanitario unico e ribadendo l’esclusività della cura dell’odontoiatria. Anche la proposta di legge dell’On. Boldi segue questa logica: l’unico ad essere sanzionato se la pubblicità non è corretta è il direttore sanitario o l’iscritto all’Albo se si tratta di struttura semplice, non la proprietà. 

Già oggi il paziente che si rivolge ad un qualsiasi dentista dovrebbe essere tutelato dalla Deontologia, sia che si rivolga ad uno studio tradizionale, ad uno studio associato, all’Asl o in una Catena. Perché solo il dentista iscritto all’Albo può decidere, in accordo con il paziente, la terapia da adottare ed effettuare la cura

La vera differenza, il pericolo reale che la vicenda iDental ha dimostrato è che se queste strutture chiudono, perché sono scappati con i soldi in paradisi fiscali, falliscono o perché il Fondo proprietario ha deciso che quello non è più un investimento redditizio, chi risarcisce i pazienti

 Voi sapete bene che un libero professionista è responsabile di quello che ha fatto anche quando chiude. A conferma di questo ricordo che nella vicenda iDental, a finire nei guai giudiziari sono stati chiamati anche i dentisti che ci lavoravano

Una srl risponde solo per il capitale sociale versato, ed i dati che ha presentato anche Report indicano come molti bilanci di queste strutture sono in perdita. E se qualcuno decide che è più vantaggioso chiudere che rifinanziare, che succede? 

Se come Sindacati ed Ordine hanno denunciato, l’overtreatment è l’escamotage per sostenere i bilanci delle cliniche low-cost, ma questo l’Ordine può già cercare di combatterlo mettendo sotto procedimento disciplinare i dentisti che lo praticano (sia nelle Catene che negli studi tradizionali, ricorderete l’inchiesta di Repubblica di molti anni fa), ma si deve trovare delle regole affinché chi è proprietario di una società odontoiatrica (o più di una) non possa lasciare senza garanzie i pazienti che ha in cura e da un giorno all’altro chiudere. Come è capitato in Spagna. 

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