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30 Novembre 2006

Farmaci antitrombotici e interazioni farmacologiche

di A.M. Melica


Quale comportamento tenere di fronte a un paziente che assume una terapia antiaggregante o anticoagulante? Sul numero di settembre 2006 di Dental Cadmos è stato pubblicato un dossier dal titolo “Gestione del paziente in terapia antitrombotica, indicazioni cliniche” che si pone come obiettivo proprio quello di individuare, attraverso l’analisi della letteratura internazionale, quali siano gli attuali orientamenti nella gestione di questi particolari pazienti. Un tema, tra quelli svolti nel corso del dossier, si distingue dagli altri in quanto riveste un interesse particolare perché affronta un problema di ampie dimensioni in medicina che è quello delle interazioni farmacologiche. Limitandosi ai farmaci più frequentemente prescritti in un ambulatorio odontoiatrico, i Fans e gli antibiotici, si possono già individuare alcune importanti interazioni con i farmaci dell’emostasi.

Nei pazienti in terapia anticoagulante la concomitante somministrazione di Fans può aumentare il sanguinamento sommando l’effetto antiaggregante di questi farmaci con quello anticoagulante degli anticoagulanti orali. Anche molti antibiotici e antimicotici come l’eritromicina, la ciprofloxacina, le tetracicline, l’isoniazide e gli azoli potenziano l’effetto degli anticoagulanti. Limitandosi ai farmaci più frequentemente prescritti in un ambulatorio odontoiatrico, i Fans e gli antibiotici, si possono già individuare alcune importanti interazioni con i farmaci dell’emostasi.

Nei pazienti in terapia anticoagulante la concomitante somministrazione di Fans può aumentare il sanguinamento sommando l’effetto antiaggregante di questi farmaci con quello anticoagulante degli anticoagulanti orali. Anche molti antibiotici e antimicotici come l’eritromicina, la ciprofloxacina, le tetracicline, l’isoniazide e gli azoli potenziano l’effetto degli anticoagulanti. Nonostante siano più maneggevoli, anche gli antiaggreganti possono andare incontro a interazioni farmacologiche che interferiscono con l’effetto antiaggregante della terapia. Per esempio la somministrazione concomitante di inibitori reversibili della Cox-1, come l’ipobrufene e il naprossene, può prevenire l’acetilazione irreversibile della Cox-1 piastrinica da parte dell’aspirina a basse dosi (la cardioaspirina o “aspirinetta”). Questa interazione non si osserva invece con l’impiego dei Cox inibitori reversibili che hanno una certa selettività per la Cox-2 come il diclofenac. Per concludere ci sembra utile ricordare la raccomandazione degli autori di consultare al momento della prescrizione di un farmaco a un paziente in terapia anticoagulante siti istituzionali regolarmente aggiornati, come: www.guidausofarmaci.it; www.bnf.org,

GdO 2006; 17

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