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20 Luglio 2015

POS e carte di credito "tracciano" il giro d'affari. I dati utilizzabili ai fini della presunzione del reddito


A confermarlo è la Cassazione con la sentenza 13494 del 1 Luglio 2015 con la quale ha affermato che "la discordanza tra le somme riscosse dalla contribuente tramite carta di credito e POS ed i ricavi risultanti dalle scritture contabili dichiarati dalla società" integra, senz'altro, una presunzione legale di maggiori ricavi.

Di fatto la Cassazione conferma la giurisprudenza, secondo la quale "l'esistenza di attività non dichiarate può desumersi anche sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti (Cass.20060/2014), e che l'inesattezza degli elementi indicati nella dichiarazione può, in particolare, derivare dalla incompletezza, inesattezza e non veridicità delle registrazioni contabili, desumibile anche da altri documenti relativi all'impresa".

Nel caso preso in esame (riguardava un albergatore) la discordanza tra incassi effettuati attraverso POS e carte di credito e le dichiarazioni contabili era stata utilizzata come presunzione di maggiori ricavi.

Secondo la sentenza della Cassazione è quindi legittima l'azione dell'Agenzia delle Entrate nel contestare, con avviso di accertamento, maggiori ricavi rispetto a quelli dichiarati dal contribuente, sulla base dei dati forniti dall'utilizzo delle carte di credito e bancomat carta di credito.

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