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30 Giugno 2006

Alla prevenzione manca…

di Carlo Guastamacchia


... manca la lungimiranza, pubblica e privata. La lungimiranza è la tipica dote degli essere umani più maturi ed evoluti. È grazie a essa che noi siamo in grado di capire le situazioni, imporci obiettivi, impostare progetti. Chi non ha lungimiranza “vive alla giornata”, il che può essere molto bello, da un punto di vista artistico ed edonistico, ma non crea i presupposti validi per una corretta conduzione della vita, pubblica o privata che sia.
Nel pubblico. Alla realizzazione di una vera prevenzione, odontoiatrica in particolare, manca, assolutamente, un’impostazione lungimirante.
Nel “pubblico” si preferisce accontentare il contribuente (?) con misure “sanitarie” rivolte al breve periodo: pronto soccorsi, trapianti, abbreviazione delle attese, tutta roba di immediato impatto. Di cosa avverrà tra 10, 20 o più anni… chi se ne importa. L’importante è mostrare qualcosa “subito”, meglio se subito prima delle elezioni. Con una “notte bianca”, 500.000 spettatori alle Terme di Caracolla e “la dentiera per tutti i vecchi” siamo a posto.
Figuriamoci se possiamo impegnarci con martellamenti continui nelle scuole, affinché tutte le nuove generazioni, nessuno escluso, siano prive di carie, come oggi è “tecnicamente” possibile realizzare.
Cosa si potrebbe fare? Semplicissimo: consentire la detrazione fiscale totale di ogni spesa effettuata in ottica preventiva.
Nel privato. Ma è chiaro! Per noi e per i nostri figli impostiamo tutto sulla terapia, sempre “riparatrice” e mai su un intervento preventivo! Lamentiamoci poi che i dentisti sono cari, ladri, sfruttatori… guardandoci bene dall’andare a farci visitare, almeno una volta all’anno, per chiedere misure di prevenzione o, tutt’al più, di conservativa microinvasiva. Questa roba costa e fa “perdere tempo”, ma vuoi mettere come è più bello cambiare l’ultima playstation o comprare l’ultimo telefonino, piuttosto che fare una laccatura o imparare a pulirsi i dneti?
Nella professione. A guardare il rapporto tra i corsi dedicati agli impianti e quelli dedicati alla prevenzione vengono i brividi. La professione non può immergersi in questa totale distorsione dell’approccio “etico” al proprio mestiere. È inutile fare comitati etici quando la prima etica sarebbe quella di spiegare al paziente (con “comunicazione” retribuita, vedi Carta di Firenze) che può e deve salvare i suoi denti… adesso, non quando l’alternativa è tra il rialzo del seno e lo scheletrato.
Tutti sogni? No: occasione di “vendetta verbale”. Consigliamo questi motivi validi, per quando ci verranno a raccontare che siamo cari, siamo ladri, siamo sfruttatori, in un mondo che crede di essere molto “etico” perché è convinto che si debba snobbare la formica ed emulare la cicala della bella favola di La Fontaine…




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