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30 Giugno 2008

Riabilitazione protesica di impianti singoli a carico immediato: studio prospettico

di L. Canullo, G. Malagnino, G. Iurlaro


Come criterio di successo per un impianto dentale, uno dei fattori storicamente usati è rappresentato dal rimodellamento della cresta ossea. La Letteratura ha dimostrato che, a distanza di un anno dalla connessione protesica, tale riassorbimento è approssimabile circa ad 1,7 mm apicale alla giunzione abutment-impianto (IAJ) o comunque si attesta a livello della prima spira implantare. Questa affermazione si riferisce sia ai protocolli one-stage che a quelli two-stage. Nei primi, il rimodellamento crestale avviene al momento della connessione con la vite di guarigione o con la componente protesica, negli altri al momento della scopertura. Esistono molte teorie per spiegare i cambiamenti della cresta ossea che avvengono dopo la fase di guarigione, ma solo due sono maggiormente accreditate: • il rimodellamento osseo avviene nel momento in cui l’impianto viene finalizzato come risultato di stress concentrati sulla regione coronale dell’impianto (teoria meccanica); • il rimodellamento osseo, che avviene dopo la connessione protesica, è il risultato di un’infiammazione dei tessuti molli localizzata all’interfaccia impianto-abutment,ed è conseguente al tentativo dei tessuti molli di stabilire una barriera mucosa (ampiezza biologica) intorno al collo dell’impianto. La teoria basata sulla ricreazione dell’ampiezza biologica al momento, sembra essere quella maggiormente accreditata dalla Letteratura. Molti, infatti, sono gli studi sul modello animale che descrivono istologicamente la perdita ossea intorno agli impianti dopo la finalizzazione protesica.



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