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20 Settembre 2012

Osteointegrazione, rigenerazione tissutale e peri-implantiti

di Angelo Calderini


SimionSimion
Thomas D. Taylor nel 2002 ha sentenziato che "l'implantologia osteointegrata è il singolo fattore che più drammaticamente ha cambiato la disciplina della protesi dentaria e dell'odontoiatria dall'introduzione dell'acqua fluoridrata". L'osteointegrazione implantare - secondo i dettami di Branemark - è un'acquisizione scientifica universalmente riconosciuta che ha trovato continui riscontri negli ultimi 40 anni con notevole predicibilità di successo nel medio-lungo termine.

Ciononostante, il volume osseo è considerato un fattore fondamentale per il successo implantologico, motivo per cui nell'ultimo ventennio sono state introdotte molteplici tecniche per ripristinare diametri ossei sufficienti ad accettare impianti posizionati strategicamente laddove dovranno supportare delle corone protesiche sia anatomicamente che funzionalmente adeguate. Purtroppo le tecniche di rigenerazione tissutale sono spesso operatore-dipendente, essendo legate a procedure chirurgiche non sempre completamente predicibili e comunque non alla portata di qualsiasi operatore. Una semplificazione delle stesse sarebbe notevolmente auspicabile. Le infezioni peri-implantari costituiscono la principale causa di insuccesso implanto-protesico tardivo.

A tutt'oggi non esiste un completo agreement del mondo scientifico su come affrontare questo problema che sembra acquisire sempre più importanza per una incidenza in apparente aumento e nei confronti del quale mancano delle linee guida comportamentali. A questo proposito, in mancanza di una letteratura evidence-based che possa dare degli orientamenti universalmente riconosciuti, il parere degli esperti - seppur tutto tranne che l'ideale scientifico - può essere un'opzione valida per rispondere a quesiti ancora irrisolti.



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