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01 Luglio 2015

Connessione impianto abutment, dopo quanto le manovre protesiche la "logorano"? Studio italiano ha valutato la distorsione

di Costanza Micarelli


Una delle caratteristiche fondamentali della connessione implantoprotesica è l'affidabilità meccanica, che assieme alla precisione ha un impatto decisivo sulla qualità e sulla prognosi dell'insieme restauro/impianto.
Il titanio però è un materiale suscettibile a deformazione in seguito all'attrito con altre superfici, inoltre la gran parte degli impianti in commercio sono di titanio di grado 4, mentre le componenti protesiche sono di grado 5, materiale che possiede una resistenza meccanica superiore. Quindi, oltre all'inevitabile carico funzionale, anche le manovre protesiche, con il conseguente attrito tra le componenti, possono provocare distorsioni a livello della connessione.

Questa possibilità è stata testata in un lavoro "in vitro" (Implant/abutment connection deformation after prosthetic procedures: an in vitro study , Micarelli C., Canullo L., Iannello G. Int J Prosthodont 2015;28:282-286),  sottoponendo degli impianti a connessione esagonale interna a cicli di inserimento, avvitamento e susseguente disinserimento di corrispondenti pilastri protesici.

La deformazione delle connessioni interne degli impianti è stata misurata inserendo dei pilastri test utilizzati solo per le misurazioni e comparando le scansioni dei modelli con i pilastri test al "tempo zero" e dopo 1, 2,  5, 10 e 20 cicli di inserimento e disinserimento dei pilastri di lavoro.

I modelli venivano scansionati con Scanner a luce strutturata (Echo, Sweden&Martina) e i files comparati con un algoritmo apposito, metodica già sperimentata in un precedente lavoro.
Dopo analisi statistica dei dati si è evidenziata una deformazione significativa solo dopo 20 cicli di inserimento, al di sotto di tale soglia le deformazioni, pur presenti, non risultavano statisticamente significative.

Nonostante le limitazioni insite in uno studio "in vitro" eseguito su un solo tipo di insieme impianto/pilastro il lavoro presentato suggerisce ai clinici che esiste la possibilità di danneggiare la connessione interna degli impianti con le manovre protesiche, aumentando così le possibili complicanze meccaniche a carico dell'insieme implantoprotesico.

A cura di: Costanza Micarelli, Socio Attivo AIOP

  • Modello utilizzato per il test

  • Controlli attraverso il sofware

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  • Origine del punto di rotazione e vettori forze

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