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27 Marzo 2014

Turismo sanitario, una realtà che ha coinvolto 200 mila italiani: 88 mila per cure odontoiatriche


In italiano lo chiamiamo turismo sanitario, nel resto del mondo "Health Tourism" ed è quella pratica per la quale le persone associano il proprio soggiorno al desiderio di migliorare il proprio stato salute.
L'Osservatorio italiano del turismo del benessere (creato dal Centro di ricerca specializzato sul turismo del benessere JFC) ha prodotto uno studio in cui analizza questo fenomeno che vale per l'industria del turismo mondiale 68,9 Miliardi di Euro.

"Chi sceglie l'Health Tourism -spiegano da JFC- associa il proprio soggiorno quasi esclusivamente ad interventi medici (ad esempio, interventi di chirurgia plastica). Per questo motivo, accanto alle opzioni medico-sanitarie, l'offerta di questo tipo comprende anche altri servizi terapeutici e che rientrano molto spesso nella tematica del benessere, come possono essere altre terapie, trattamenti come i massaggi, od un periodo di recupero più lungo al termine dell'intervento, generalmente inteso come soggiorno leisure di recupero".

L'Health Tourism genera flussi di residenti Italiani verso Paesi stranieri. In tutto il mondo a generare questa forma di turismo è la ricerca di cure a costi più accessibili, o più facili da ottenere. Da decenni è un fenomeno che interessa nazioni come Canada ed Usa e da alcuni anni anche i paesi europei specie quelli interessati dalla crisi economica.

Stando ai dati forniti da JFC, nel 2009 gli Italiani che si recavano all'estero per praticare formule di Health Tourism erano circa 20.000, si calcola che nel 2012 siano stati ben 184.000 e che nel 2013 hanno superato quota 200.000.

Gli italiani praticano il turismo medico prevalentemente per risparmiare (il 24,1% del campione intervistato ha dichiarato questo), per rapidità dell'intervento/operazione (il 15,9%), per legare una cura ad una vacanza (11,9%), per riservatezza (11,1%), per la presenza di "centri sanitari ed attrezzature moderne" (7,9%) e "professionisti di alto rango" (7,4%).

Il periodo scelto dagli italiani per farsi curare all'estero coincide con quello della vacanza. Il 25,8% degli intervistati ha dichiarato di esserci andato in agosto, il 14,2% a dicembre, il 10,8% a luglio, il 10,4% ad aprile. Scarsa la quota degli italiani che si spostano all'estero per Health Tourism nei mesi di febbraio (2,3%), novembre (2,4%), gennaio ed ottobre.

Sulle destinazioni europee Croazia, Ungheria e Romania sono le nazioni "specializzate" in cure odontoiatriche; la Repubblica Ceca è diventata il leader di interventi di chirurgia facciale mentre la Serbia di chirurgia estetica legate particolarmente ad interventi al seno.
In questi paesi si può arrivare a risparmiare oltre il 50% rispetto alle tariffe italiane, sottolinea la ricerca.
Per quanto riguarda il turismo odontoiatrico gli italiani, nel 2012, hanno scelto la Croazia (16,7%), l'Ungheria (14,6%) e la Romania (13%). USA (7%), il Belgio (5,2%) ed il Regno
Unito (4,9%) per gli altri tipi di interventi.

La durata media del soggiorno è di 9,7 per una spesa totale di 537milioni e 280mila Euro nel 2012, di cui poco più di 95 milioni di euro per il soggiorno, quindi il settore dell'ospitalità; oltre 84 milioni di euro per i costi di viaggio; quasi 335 milioni di Euro per le cure; 22 milioni di Euro di per altre spese, tra cui emerge lo
shopping.
Quindi il 62,3% del fatturato ricade nel "settore della cura medica", mentre il resto delle spese è a corollario di queste.

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