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21 Dicembre 2015

Emergenza parodontite. Tonetti (SIdP): non abbastanza attenzione sia dai dentisti che dai pazienti verso la patologia che mette a rischio la salute orale di 8 milioni di italiani


Da tempo SIdP cerca di sensibilizzare gli odontoiatri, ma anche i pazienti sull'importanza di prevenire la parodontite. Di recente pubblicazione un Manifesto sulla prevenzione e diagnosi della malattia parodontale e la salute orale più in generale.

Con il prof. Maurizio Tonetti, presidente SIdP abbiamo cercato di approfondire il problema.

Prof. Tonetti, la parodontite è veramente il problema odontoiatrico più importante. Ci dà qualche dato?

Nel mondo, 760 milioni di persone hanno una parodontite grave che li pone a rischio di perdere denti. E' la sesta patologia più frequente dell'umanità. Le tendenze che derivano dalla banca dati dell'OMS ci raccontano che è una patologia il cui impatto sociale e sulla qualità della vita è in aumento, grazie anche a due fenomeni: l'allungamento della vita e la ritenzione di più denti salvati alla carie! In Italia i numeri sono altrettanto importanti: le stime ci parlano di almeno 8 milioni di adulti con parodontite grave e 3 milioni di adulti a rischio di perdita di denti per parodontite.

Una patologia con alti costi sociali?

Come molte altre malattie ad alta prevalenza, anche la parodontite comporta un impatto considerevole sulla popolazione dal punto di vista sanitario, sociale ed economico. Se poi si considera che la maggioranza degli individui affetti è ignara della sua condizione, sia per sottostima dei segni e dei sintomi iniziali, sia per mancata diagnosi, si comprende come il quadro possa assumere dimensioni che pongono problemi di sostenibilità.
Prendiamo la situazione nel nostro Paese: La spesa per le cure odontoiatriche da sola costituisce quasi l'1% del PIL. in Italia si spende ogni anno almeno un miliardo di euro per curare la parodontite e trattare le conseguenze che essa comporta, in primo luogo la perdita di denti.

Vista da un'altra ottica, concentrarsi sulla cura di questi pazienti po-trebbe risolvere il problema del calo dei pazienti negli studi?

I dati in nostro possesso indicano che aver accesso alle cure odontoiatriche ha un effetto benefico sia sulla prevenzione di carie e parodontite sia sulla ritenzione a lungo termine della dentatura. Quindi andare dal dentista fa bene ai nostri cittadini e indirettamente offre opportunità a noi odontoiatri. Credo però che sia sbagliato porre l'accento sul fatto indubbio che "occuparsi" anche di parodontologia apre nuove prospettive professionali: prevenire, diagnosticare e curare anche le patologie delle gengive può portare a un miglioramento della qualità della vita di moltissimi italiani. Inoltre aiutare i nostri concittadini a allocare bene le proprie risorse in termini di prevenzione e cura della parodontite permette anche un risparmio economico: ricordiamoci che curare una intera dentatura affetta da parodontite diagnosticata precocemente costa meno che sostituire un singolo dente perso per parodontite.

Quindi grande opportunità per la salute e le tasche degli italiani?

Non solo: abbiamo ormai una crescente e solida evidenza delle inter-correlazioni fra parodontite e malattie sistemiche importanti come le affezioni cardiovascolari, il diabete, l'ictus non emoraggico, le infezioni respiratorie, con cui la parodontite condivide alcuni meccanismi eziopatogenetici. Ebbene, il mantenimento della salute orale potrebbe avere anche benefici a livello della salute generale.

Ma come fare per convincere i pazienti ad andare dal dentista, a fare prevenzione?

L'approccio è chiaro: comunicare bene che non è normale che le gengive sanguinino, che se sanguinano la soluzione non è l'uso di un collutorio o di un dentifricio, ma che è necessario capire la causa di questo sanguinamento (gengivite o parodontite) per agire in modo mirato. Informare i pazienti che le malattie gengivali possono essere prevenute e curate e che la cura è più efficace e meno costosa se la diagnosi è precoce. Come SIdP abbiamo preparato un grande portale per il pubblico www.gengive.org in cui i cittadini possono trovare risposte alle loro domande e informazione sanitaria autorevole e indipendente. Il problema ha però un altro aspetto che non possiamo eludere: quando il paziente viene a cercare prevenzione e salute li deve trovare realmente. Oggi per molti centri la prevenzione è diventata una scusa per far entrare il paziente in studio. Quello che talvolta non succede è la necessaria diagnosi di un odontoiatra (usando il test PSR della SIdP!) e una professionalità vera nella prevenzione (per le ultime raccomandazioni europee www.prevention.efp.org).

Al congresso SIDO ha affermato che gli odontoiatri italiani non sono preparati ad affrontare questa emergenza, che le soluzioni proposte, spesso, non hanno una valenza scientifica. Una situazione non certo rosea se vista con gli occhi dei pazienti?

Premetto che solo un anno fa anche la leadership accademica della parodontologia internazionale non era adeguatamente preparata: per questo abbiamo fatto un workshop per confrontarci su questi temi e capire in che cosa gli approcci preventivi e terapeutici degli ultimi 30 anni non abbiano portato tutti i risultati sperati. Ho detto che non tutti gli odontoiatri italiani sono adeguatamente preparati a rispondere all'emergenza e l'ho detto in un contesto professionale ai leaders dell'odontoiatria italiana. Il mio pensiero è semplice e non desidera in alcun modo svalutare la figura dell'odontoiatra o dell'igienista dentale, anzi desidera essere di stimolo a rivalutarla nel merito: spesso la realtà vede odontoiatri che delegano completamente alla figura dell'igienista dentale la gestione della salute parodontale dei loro pazienti e talora gli igienisti dentali si limitano a effettuare prestazioni di "pulizia dei denti", talvolta gratuitamente o a costi simbolici. In questi sistemi manca la diagnosi, la rivalutazione, il controllo di qualità e spesso manca anche il profilo di rischio del paziente. Talora i tempi minimi per effettuare in modo corretto tutti gli elementi di una seduta di prevenzione o cura della gengivite non ci sono. Spesso la grande difficoltà tecnica a far bene queste prestazioni è totalmente sottovalutata. Così la prevenzione non funziona come espresso chiaramente dal con-sensus dell'ultimo workshop europeo che proprio di questi temi si è occupato. Mi si capisca bene: l'ultimo workshop ci chiede di fare una serie autovalutazione e capire se e in che direzione possiamo fare meglio.
In secondo luogo è ovvio che tutti noi abbiamo il diritto di effettuare presta-zioni in perdita (ad esempio "pulizia dei denti" gratuita o a costo simbolico) ma queste prestazioni devono comunque corrispondere a criteri minimi di qualità e sicurezza e devono dare risultati in sintonia con l'obiettivo di pre-venzione e cura della gengivite! Altrimenti il paziente non ci capisce più nulla (e onestamente anche io avrei difficoltà): come può una "pulizia dei denti" costare meno di 10€ in una catena low-cost e 800€ se viene usato un laser e un microscopio e - cosa ancora più importante - dare gli stessi risultati? Per non parlare poi della percezione pubblica della "pulizia dei denti" o "igiene" effettuata dalla maggior parte dei dentisti a un costo variabile tra gli 80 e i 150€... La pubblicità sta avendo un effetto devastante proprio su queste prestazioni.
Su questo scenario s'innesta poi il desiderio legittimo di differenziarsi e di trovare risposte specifiche a pazienti che cercano soluzioni in un contesto culturale diverso dalla medicina ufficiale e in cui credono: penso a omeopatia, erboristeria, medicina naturale o alternativa, etc... Una semplice ricerca su internet apre mondi paralleli in cui la salute gengivale viene promessa con le metodiche più diverse e quasi sempre senza alcun supporto scientifico. Gli equivoci in cui i nostri concittadini possono cadere sono troppi e troppo spesso non contemplano neppure lo scaling e la profilassi coronale. Le raccomandazioni cliniche ministeriali devono essere realmente lo standard minimo e non sempre è così.

Che consigli può dare ai dentisti italiani per intervenire al meglio?

Devo premettere che la maggioranza dei colleghi e degli operatori dentali sa perfettamente come affrontare le necessità della popolazione. Il modello dell'odontoiatria italiana è un riferimento per la comunità internazionale e in particolare in parodontologia il livello di qualità della clinica e della ricerca tricolore è unanimemente riconosciuto.
Certamente tutto può essere migliorato. Il ruolo del professionista è sostan-ziale ad esempio in termini di informazione nei confronti del paziente: sensibilizzare la popolazione al rischio correlato al mancato controllo di gengivite e parodontite, impegnarsi alla diagnosi precoce ed al trattamento della parodontite quando è ancora in fase iniziale, educare tutto il team odontoiatrico all'importanza del sondaggio, ad esempio, e dello screening di base di ogni paziente sono principi che trovo essenziali e mi piace ricordarli.
La Società Italiana di Parodontologia e Implantologia si sta impegnando da anni, fedele al suo mandato statutario, ad offrire un aggiornamento agli odontoiatri ed agli igienisti italiani di qualità e di concreto trasferimento nella clinica quotidiana. Il Congresso annuale, i corsi di aggiornamento, le conferenze del Progetto Qualità e Sicurezza in Chirurgia Parodontale e Implantare, gli Study Clubs territoriali in tutta Italia ritengo possano essere un utile luce direzionale per i colleghi italiani nel fornire ai propri assistiti prestazioni efficaci.

Nella lotta alla parodontite quale è il ruolo dell'igienista dentale?

Voglio essere diretto: oggi è impensabile immaginare la figura dell'odontoiatra senza l'igienista dentale al proprio fianco. Che si parli di prevenzione o di terapia, di educazione del paziente o affiancamento al parodontologo, che ci si impegni in un trattamento parodontale attivo o in una terapia di supporto, il suo ruolo è cruciale.
Prevedere una cura parodontale che sia di successo e lo sia soprattutto a lungo termine senza igienista è francamente difficile. Attenzione però: la lotta contro la parodontite prevede aver fatto diagnosi nel singolo paziente e questo è ambito specifico dell'odontoiatra. Mi permetta quindi di rispondere anche a un'altra domanda (la cui risposta è ben chiara agli igienisti dentali che ci leggono): quale non è il ruolo dell'igienista dentale? Fare il mini-dentista che vicaria il ruolo dell'odontoiatra che decide di non occuparsi di parodontologia.

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