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11 Gennaio 2016

La Regione Piemonte vuole fare cassa con le cure odontoiatriche. La denuncia del presidente ANDI Piemonte Enrico Restini


Nei giorni scorsi sulle pagine torinesi dei quotidiani La Stampa e La Repubblica sono apparsi alcuni articoli che illustravano le novità in tema di assistenza odontoiatrica decise dalla Regione Piemonte che coinvolgono la Dental School, la clinica universitaria del capoluogo piemontese che Odontoiatria33 aveva visitato qualche mese fa.

Un progetto, come presentato sul sito della Città della Salute (l'organismo che gestisce la sanità pubblica torinese) che prevede la possibilità di accedere alle cure odontoiatriche offerte dalla Dental School a tariffe calmierate.

Una possibile concorrenza con i dentisti privati da parte della clinica universitaria, non a caso il titolo del quotidiano La Stampa era "La Dental School della Città della Salute ora sfida i privati". Concorrenza che preoccupa i professionisti torinesi.

"Siamo preoccupati per la salute dei cittadini che vedono ridursi ulteriormente l'assistenza odontoiatrica pubblica", dice ad Odontoaitria33 Enrico Restini, presidente ANDI Piemonte.

"La critica non è verso la Dental School ma verso la decisione della Regione Piemonte di ridurre le fasce di pazienti che potranno accedere all'assistenza pubblica. Di fatto si impedisce ai pazienti di usufruire di un servizio che fino ad oggi era garantito e poi si propone, alle stesse persone, di rivolgersi sempre a quegli ambulatori ma a pagamento".

Il progetto, come illustrato dalla Regione, prevede che dal primo gennaio 2016 rivolgendosi alla Dental School sarà garantita la prima visita specialistica in convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale tramite accesso diretto da lunedì al venerdì, sabato e festivi esclusi, per un numero di 70 pazienti al giorno dalle ore 7,30 fino ad esaurimento numeri. Per le prestazioni successive alla prima visita si seguiranno percorsi diversi a seconda che il paziente rientri in una "Vulnerabilità Sanitaria", oppure no.

Nel primo caso, le prestazioni successive alla prima visita saranno a carico del Servizio Sanitario Regionale (LEA) versando una compartecipazione alla spesa sanitaria (ticket) il cui importo è fissato dalla Regione Piemonte.

Nel secondo caso, per i pazienti che non rientrano nelle categorie di Vulnerabilità Sanitaria sarà possibile usufruire ugualmente delle prestazioni seguendo un percorso "EXTRA LEA" con riferimento ad un tariffario che prevede prezzi assolutamente competitivi: 60 euro per una detartrasi, 90 per una otturazione, 160 per una cura canalare, per fare alcuni esempi delle tariffe applicate.

"Le cose non stanno così", continua Restini. "Già oggi tutti i cittadini torinesi potevano rivolgersi alla Dental School per le cure a pagamento. La novità è che sono state ridotte, e di molto, le tipologie di pazienti che possono accedere alle cure pubbliche, i pazienti con "Vulnerabilità Sanitaria". Per questi pazienti, molto spesso socialmente deboli o con problemi cronici di salute, non sarà più possibile rivolgersi alla Dental School pagando il solo ticket ma sborsando il 300-500% in più di quanto pagavano prima. Per una detartrasi prima pagavano poco più di 9 euro, ora 60 euro. Un progetto venduto come sociale ma che di sociale non ha nulla. Il solo obiettivo, come giustamente sottolinea La Stampa, sebra essere quello di fare cassa per ripianare i bilanci della sanità regionale. Da una parte si limita l'accesso alle cure e dall'altra si offrono le stesse cure nelle stesse strutture con lo stesso personale medico, ma a pagamento. Non mi sembra un'operazione sociale ma solamente una operazione economica".

Però le tariffe proposte sono più competitive rispetto a quelle di uno studio odontoiatrico privato.

"Sono simili a quelle proposte da un centro low-cost, ma i pazienti a cui oggi viene precluso l'accesso alle cure odontoiatriche pubbliche non possono permettersi né il centro low-cost e neppure le tariffe praticate dalla Dental School o da un dentista privato.
A chi si rivolgeranno queste persone?
Inoltre la nostra preoccupazione è quella che la necessità di fare cassa porti ad allungare a dismisura i tempi di attesa per i pazienti Lea, privilegiando quelli che si rivolgono al servizio a pagamento. Un'ulteriore penalizzazione per persone che necessitano di cure. E non mi riferisco solo a pazienti con problemi economici ma a pazienti con malattie croniche, oncologici, cardiopatici o comunque pazienti che hanno la necessità di essere curati in strutture ospedaliere e a cui i nuovi Lea precludono l'accesso alle cure odontoiatriche pubbliche".

Per i dentisti privati si tratta comunque sempre di concorrenza.

"Se questa operazione porterà via pazienti allo studio privato, lo vedremo. Io sono convinto che non farà altro che impedire ad una fascia di popolazione in forte difficoltà di curare la propria salute orale. Potenzialmente è comunque una forma di concorrenza con noi dentisti privati e per giunta poco corretta. Stando a quanto reso pubblico, il progetto non prevede di ampliare le ore dedicate all'assistenza odontoiatrica per far fronte alle richieste dei pazienti che pagheranno le prestazioni ma di destinare parte delle ore e del personale, che oggi assistevano i pazienti Lea, a quelli a pagamento. E ricordo che stiamo parlando di strutture pubbliche e che l'Università e la Sanità Pubblica sono finanziate in parte con le nostre tasse. Se nei nostri studi potessimo avere attrezzature, materiale e personale pagati dallo Stato, quindi dai noi cittadini, riusciremmo a praticare tariffe ben più basse di quanto viene proposto dalla Dental School. A fronte di questo i 70 euro chiesti dalla Dental School per una detartrasi sono moltissimi rispetto ai 100 euro pagati per la stessa prestazione in uno studio privato. Il margine di guadagno per la Città della Salute è ben superiore a quello di uno studio privato. L'impressione è che si voglia utilizzare l'odontoiatria per finanziare un Sistema Sanitario Regionale che probabilmente pecca in buona gestione".

Però per il cittadino pagare 70 euro è meglio che pagarne 100.

"Indubbiamente, ma come sindacato di categoria dobbiamo denunciare questo, denunciare un sistema che da una parte, con le tasse, finanza un Sistema Sanitario che dovrebbe dare assistenza ai cittadini ed invece riduce i servizi invocando la razionalizzazione ma propone, poi a pagamento, gli stessi servizi, utilizzando le stesse strutture, lo stesso personale e negli stessi orari in cui dovrebbe garantire l'assistenza pubblica. Non mi sembra corretto. E non lo dico come dentista ma come cittadino".

Però la Dental School fa formazione, molti di quei pazienti servono a formare i futuri dentisti.

"Spero proprio di no. Spero che non vengano utilizzati gli studenti per curare i pazienti che si rivolgono alla Dental School a pagamento. Certamente i futuri colleghi devono avere la possibilità di formarsi anche dal punto di vista pratico sui pazienti, come fanno i colleghi medici negli ospedali. Un buon progetto sociale sarebbe quello che utilizza gli studenti per offrire a persone socialmente deboli, che acconsentono, cure e protesi gratuite. In questo modo si garantirebbe l'accesso alle cure a chi non può permetterselo.
Servono più soldi per mantenere efficiente una struttura di eccellenza come la Clinica Universitaria di Torino, in modo da permettere una ottima preparazione anche dal punto di vista pratico?
Si utilizzi la Dental School anche al pomeriggio, si razionalizzino gli spazi e i relativi costi di gestione e, se necessario, si aumentino anche la tasse universitarie, ma non si obblighino i cittadini socialmente deboli a farsi curare a pagamento per finanziare la formazione dei dentisti di domani".

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