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20 Ottobre 2016

Dente naturale o impianto? Gatti (SIdP) la scelta va fatta singolarmente ma un impianto non è superiore al dente naturale


Da tempo SIdP è impegnata a spiegare ai cittadini come trattare (bene) le proprie gengive sensibilizzandoli sui rischi della parondontite. Con impiantidentali.org la Società Italiana di Parodontologia fa un'ulteriore sforzo comunicativo e cerca di spiegare che anche gli impianti si possono "ammalare" e non sono che una soluzione estrema, quella primaria rimane curare il dente naturale.

Per capire meglio le scelte di comunicazione, e non solo, abbiamo sentito il presidente Claudio Gatti (nella foto) cominciando con chiedergli perché hanno deciso di trattare il tema dell'implantologia solo dal punto di vista della parodontologia?

La risposta risiede nella genetica e nel nome stesso della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia che ha come mission statutaria la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie parodontali e la promozione della salute della popolazione italiana, anche attraverso il ricorso alla terapia implantare. A questo contesto la SIdP desidera rimanere aderente, con l'obiettivo dichiarato di porre chiarezza sulla reale applicabilità della soluzione implantoprotesica in chi ha perso uno o più denti naturali a causa della parodontite. Voglio ricordare che proprio la parodontite è la prima causa di edentulia in Italia e, conseguentemente, il principale motivo per cui la popolazione fa richiesta di impianti dentali. Non è nostro interesse affrontare tout court l'argomento "implantologia" , scendere nei dettagli tecnici o soffermarci sulle procedure. Permettere al cittadino di informarsi in maniera semplice, imparziale ma autorevole su vantaggi e svantaggi, indicazioni e limiti e sulle correlazioni con la salute parodontale e sistemica degli impianti è il motivo principale del nostro impegno.

La cronaca ha portato sulla stampa generalista il dilemma: meglio curare il dente naturale oppure estrarlo sostituendolo con un impianto. Se un paziente attraverso il vostro sito le ponesse questa domanda che risposta darebbe?

Da parodontologo, ovviamente, non posso che essere fermamente convinto che un dente sia sempre meglio di un impianto. Una risposta che possa essere valida per ogni paziente probabilmente non esiste e se esistesse sarebbe sbagliata. La scelta va operata individualmente, sulla base delle condizioni di ogni singolo dente e delle esigenze di ogni paziente.

Ci sono delle indicazioni da dare ai clinici? Fino a quanto ci si deve spingere per salvare un dente e quando vale la pena estrarlo anche in funzione di un rapporto costo beneficio?

Mah, sintetizzando all'eccesso, potrei rispondere che un dente va estratto quando non soddisfa più criteri di salute, funzione, durata ed estetica. La situazione si complica quando molti denti nel medesimo cavo orale presentano gravi condizioni, come per l'appunto in pazienti affetti da parodontite avanzata e generalizzata: in una tale circostanza una gestione frettolosa potrebbe far propendere il clinico verso la scelta estrattiva, nell'illusione che gli impianti siano superiori. Vorrei a questo proposito sottolineare però tre concetti. Innanzitutto che l'estrazione dentale è un atto irreversibile che oggi sappiamo e, ove possibile, dobbiamo differire nel tempo. In secondo luogo, è scorretto pensare che in termini di costo/beneficio un impianto sia migliore: studi comparativi confermano che le cure parodontali hanno il maggior rapporto fra costi e durata e che condotte appropriatamente queste sono efficacissime ed efficientissime. Infine le più recenti revisioni della letteratura scientifica condotte a lungo termine su pazienti con storia di malattia parodontale riportano che questi sperimentano più alta incidenza di perimplantite (che noi sappiamo avere molteplici elementi comuni alla parodontite). In altre parole un impianto per funzione ed estetica dentogengivale non si comporterà mai meglio di un dente; potrà spesso avere una resa analoga, ma talvolta avrà nel tempo una sopravvivenza o un successo minori. È importante tenerlo a mente.

Tra gli articoli pubblicati sul sito uno pone l'attenzione sul fatto che non tutti gli impianti sono uguali. Può il paziente verificare o capire cosa gli inserisce il suo dentista? E poi il paziente si fida del dentista a cui si rivolge. Qual è il fine di questo tipo di comunicazione?

Delle circa 150 sistematiche implantari presenti in commercio in Italia, non tutte possiedono i medesimi requisiti di efficacia e validazione scientifica che sia l'implantologo che il paziente auspicano. Proprio di recente, nell'ultimo Corso di Aggiornamento della SIdP a Verona, abbiamo discusso con esperti di marketing anche questo aspetto verificando come le motivazioni per cui un odontoiatra opti per una o per un'altra sistematica sono innumerevoli e di differente natura. È inevitabile che la scelta di un impianto di qualità, intesa come efficacia clinica nel tempo, sia affidata alla libertà del professionista. Ma d'altro canto va chiarito come l'impianto in sé non sia il protagonista per l'ottenimento del successo clinico. Alla base della riuscita di un trattamento sono innanzitutto una corretta diagnosi, una meticolosa progettazione del piano di trattamento, l'inquadramento dei fattori di rischio individuali del paziente, la competenza, la preparazione e l'esperienza del chirurgo. Il professionista scrupoloso si comporta in ogni fase nell'interesse del paziente e a tutela della sua salute: il paziente deve percepirlo affinché possa porre la propria fiducia nel professionista. Ecco, il progetto Impianti Informa si propone di informare: una persona correttamente informata è una persona in grado di prendere decisioni consapevoli nel rivolgersi al dentista. E si fida di lui.

Oggi circa il 70% dei dentisti italiani effettua implantologia. E' veramente una pratica clinica alla portata di tutti i professionisti? La vostre iniziative vogliono anche distinguere i soci SIdP dagli altri dentisti? Se si i pazienti si orientano verso i vostri iscritti?

Sono numeri consistenti. Da un lato indica quanto diffusa sia l'implantologia nel moderno piano di trattamento odontoiatrico, dal momento che le stime sono di 25.000 dentisti che praticano personalmente implantologia in Italia per un totale di quasi un milione di interventi di implantologia dentale (dati Key-Stone 2016). Dall'altro qualche dubbio sulla competenza è lecito sollevarlo, vista l'incidenza di complicanze che le statistiche riportano. L'implantologia è una disciplina chirurgica, pertanto invasiva e con rilevanti implicazioni funzionali, estetiche, psicologiche ed esige professionalità da chi la esercita.
Come Società scientifica da 37 anni impegnata nell'aggiornamento dei professionisti italiani, la SIdP si distingue per prestigio in Italia e nel mondo e per l'alto livello qualitativo dei suoi programmi culturali e formativi. Continuerà anche in futuro a perseguire il miglioramento delle conoscenze e della competenza dei propri iscritti. Se questo vorrà significare un avvicinamento dei pazienti ai suoi iscritti non so dirlo, ma lo auspico. Come presidente della SIdP sarò più che orgoglioso se i nostri soci troveranno nella Società una guida a cui ispirarsi per soddisfare pienamente le esigenze dei propri pazienti.

Norberto Maccagno

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