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22 Novembre 2016

Il punto sull'implantologia da parte del neo presidente IAO Tiziano Testori. E' una scienza esatta ma gli impianti servono per sostituire i denti che non sono più curabili


Una nuova società scientifica italiana sarà ufficialmente attiva dal gennaio 2017: si tratta dell'Italian Academy of Osseointegration (IAO), fondata nel dicembre 2015 dalla confluenza di due forti società scientifiche quali SICOI (Società Italiana di Chirurgia Orale e Implantologia) e SIO (Società Italiana di Implantologia Osteointegrata). La nuova società, che si occuperà anche di chirurgia orale e riabilitazione estetica e funzionale del cavo orale, sarà guidata nel primo biennio dal professor Tiziano Testori (nella foto), che abbiamo intervistato in proposito.

Come è nata l'esigenza di fondare questa nuova società?

La IAO nasce dalla fusione di due società di implantologia (di cui una anche di chirurgia orale) per disporre di un unico contenitore culturale in linea con l'esigenza di ridurre i costi anche per i sostenitori finanziari, ovvero le società nazionali o multinazionali che supportano le varie società scientifiche senza interferire nei loro programmi culturali. Si è poi voluta evitare una frammentazione dell'utenza rappresentata da odontoiatri che seguono congressi organizzati due distinte società scientifiche aventi lo stesso obiettivo, cioè fare aggiornamento in implantologia. Un altro problema è costituito dai relatori di alto livello nel caso ricevano due inviti, in quanto sono sempre molto impegnati e occorre spesso prenotarli anche due anni prima. Per tutti questi motivi si è deciso di unire le forze così da ottimizzare i costi, la tempistica e la gestione, avendo un unico interlocutore con gli sponsor e quindi un rapporto più bilanciato rispetto a due entità parallele.

Quali sono gli obiettivi principali della IAO?

Fondamentalmente due. Il primo è aggiornare la professione odontoiatrica post-laurea attraverso il sostegno alla ricerca scientifica, l'organizzazione di convegni e incontri di formazione nell'ambito dell'educazione continua, la promozione di qualsiasi iniziativa che contribuisca al miglioramento professionale in campo implantologico. Inoltre si intende informare il cittadino, fruitore ultimo delle cure odontoiatriche, fornendo nozioni corrette dal punto di vista medico-scientifico, depurate da tutti i messaggi commerciali pubblicitari che arrivano dalla carta stampata e dalle televisioni, introdotti sul mercato italiano soprattutto da gruppi di investitori, ossia società di capitali che considerano l'odontoiatria come un business e investono in un marketing aggressivo. Tra i progetti della mia presidenza vi è quello di dotare il cittadino degli strumenti per poter capire meglio, quando viene proposto un trattamento, se siano state seguite le procedure diagnostiche corrette e quindi rispettose della salute.
Il messaggio chiave è: esistono precise fasi diagnostiche che permettono di arrivare a una terapia, perché la mission dell'odontoiatra è curare le bocche e gli impianti servono per sostituire i denti che non sono più curabili con eventuali terapie tradizionali. Determinate procedure sono spesso corrette ma non sono da considerarsi standardizzate, poiché non sempre gli obiettivi di profitto degli investitori di questi gruppi coincide con la salute del paziente.

Quali sono gli aspetti basilari dell'implantologia osteointegrata?

L'implantologia è diventata una scienza accettata in tutto il mondo dopo gli studi di Brånemark in Svezia che hanno dimostrato come un impianto biocompatibile in titanio può integrarsi con l'osso in modo permanente dando un successo a lungo termine. L'impianto ha una prognosi nel tempo se osteointegrato con l'osso e tra osso e impianto non è interposto tessuto connettivo.

L'impianto - componente endossea formata da una vite contenente una camera filettata in cui è avvitato un perno extraosseo che fuoriesce dalla gengiva e su cui si posiziona la corona - se inserito precocemente dopo l'estrazione del dente esplica la stessa funzione di stimolo della formazione ossea svolta della radice. Previene cioè l'atrofia da disuso che, tipicamente, caratterizza la faccia del "vecchietto" con terzo inferiore del viso e mento prominenti a causa del mancato supporto dei tessuti molli, determinato appunto dall'assenza dei denti e dalla perdita di osso.

Quanto conta la qualità degli impianti?

Dal 1998 gli impianti sono un presidio medico-chirurgico e dovrebbe esservi l'obbligo morale di indicare al paziente l'esatta specifica dell'impianto che viene utilizzato, perché la parte protesica può avere una durata limitata nel tempo (in medicina legale è prevista una durata di 10- 12 anni) e avere bisogno, per la normale usura, di rifare le corone. In Italia per vendere gli impianti è sufficiente il marchio CE e la nostra è una delle nazioni con il maggior numero di aziende produttrici di impianti. La IAO si propone di raccomandare ai colleghi di scegliere impianti che dispongano di una letteratura scientifica che ne provi l'efficacia: a differenza dei dispositivi approvati dalla FDA statunitense, che richiede test biomeccanici e lavori clinici scientifici, questo non è attualmente richiesto dalla legislazione italiana. Per prevenire problemi al paziente occorre usare impianti certificati che garantiscano la riconoscibilità del tipo di impianto e la continuità della sua produzione ai fini della disponibilità della componentistica protesica per la ricostruzione del dente. Tali protesi inoltre devono essere dotate di "passaporto implantare" (consegnato al paziente che lo conserva per tutta la vita): questo permette di conoscere il tipo di impianto e l'azienda produttrice, così che all'utente possano essere assicurati i rifacimenti quando, per esempio, dovesse trasferirsi per motivi di lavoro o lo studio medico chiudesse.

Perché la IAO si occupa anche di chirurgia orale e riabilitazione del cavo orale?

Nel mondo, il concetto di osteointegrazione comprende non solo il posizionamento dell'impianto dove c'è osso ma anche la ricostituzione dell'osso mancante con interventi di chirurgia orale ricostruttiva volti a ricreare la condizione per poi inserire l'impianto. Circa la riabilitazione funzionale, va detto che il cavo orale è considerato un organo a livello sia anatomico-funzionale sia medicolegale e come tutti gli organi ha varie funzioni: masticazione e fonesi (i denti sono importanti per avere una buona dizione). Avere i denti implica quindi condurre una vita sociale normale, dato che è più facile relazionarsi con una persona che quando sorride ha una bocca in ordine, non affetta da parodontite. Unita alla funzione masticatoria c'è quindi un'importante funzione estetica in cui l'implantologia può intervenire per curare oligodentie, agenesie di elementi dentali, displasie ectodermiche, permettendo di migliorare la qualità di vita non solo dell'anziano ma anche di giovani pazienti grazie a protesi fisse, evitando l'uso di protesi mobili per tutta la vita.

Esistono controindicazioni al ricorso all'implantologia?

L'implantologia è un'opzione con controindicazioni estremamente limitate, ma in una popolazione sempre più anziana tante comorbilità possono indurre a scegliere i trattamenti tradizionali. Occorre comunque distinguere controindicazioni assolute e relative. Tra le prime, l'esposizione a elevate dosi di radiazioni per neoplasie del distretto testa-collo. Tra le seconde, le comorbilità integrate come il diabete scompensato o malattie sistemiche che incidono sul microcircolo, oppure le patologie locali attive sul metabolismo osseo o, ancora, l'asma in terapia cronica con cortisonici. Anche il paziente con parodontopatia senza compliance per l'igiene orale non è candidato all'implantologia perché può sviluppare una perimplantite. Per tutte queste ragioni abbiamo messo a punto un algoritmo, il protocollo Longevity: un software di valutazione del rischio impiantare che permette di classificare il rischio del paziente in alto, medio e basso sulla base di tre macrogruppi (generale legato allo stato di salute sistemica, dento- parodontale, implantare specifico).

Arturo Zenorini per Dental Cadmos

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