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27 Marzo 2018

Rischio radiografie: grazie alle Linee guida più informazioni per il clinico

Prof.ssa Strohmenger: serve più consapevolezza sul rischio radiologico

Francesca Giani

L’indagine radiologica, rispetto ad altre prestazioni, espone i pazienti a un rischio che l’odontoiatra deve tenere in considerazione: a ricordarlo era stata, recentemente, la SIdP. A fronte di domande quali quando sia corretto richiedere per un paziente una prestazione radiologica, una verità non esiste, ma l’odontoiatra è chiamato a valutare caso per caso e a trovare un punto di equilibrio, rispetto alle esigenze della diagnosi, che garantisca la salute del paziente.   In questo senso, le Linee guida nazionali per la diagnostica radiologica odontoiatrica in età evolutiva, approntate dal Ministero della Salute, e di recente pubblicate, sono un'ottima risposta.  

L’appello è di Laura Strohmenger (nella foto), prof.ssa e Direttore U.O.C. di Odontoiatria e Prevenzione Orale A.O. San Paolo, nonché coordinatrice del Centro di epidemiologia orale e odontoiatria di comunità dell'OMS, che concorda con l’allarme lanciato dalla SIdP a margine del XX Congresso Nazionale su un uso inappropriato di tali strumenti.      

“Quanto affermato dalla SIdP evidenzia in modo assolutamente corretto una grande confusione sugli esami radiologici indicati in odontostomatologia. E in questo le linee guida ministeriali possono essere una risposta: spero che l'odontoiatria italiana usi nel migliore dei modi il lavoro fatto dal ministero salute”.   Le linee guida, ricorda Strohmenger, che ha promosso e coordinato il gruppo di lavoro da cui sono scaturite, “come si legge nella loro introduzione, aiutano il sanitario nella scelta delle metodiche diagnostiche disponibili, garantendo altresì il minimo rischio di esposizione a radiazioni ionizzanti, nel rispetto del principio As Low As Reasonably Achievable (ALARA)”. Anche perché “il costo biologico è giustificato solo quando il beneficio che si ottiene, ovvero la diagnosi, è superiore”. Si tratta di questioni che “l’odontoiatra deve porsi nella pratica quotidiana, soprattutto in un contesto in cui si registra un aumento del ricorso a prestazioni radiologiche”.

Non a caso, ricorda Strohmenger, “l’idea di realizzarle è nata in occasione del Progetto avviato dalla Regione Lombardia nel 2011 - a cui ho partecipato – finalizzato ad analizzare i dati relativi agli esami di Diagnostica per Immagini, in crescente aumento, effettuati dalla popolazione pediatrica lombarda e indagare se fosse appropriato un ricorso così intenso a tali prestazioni, tenendo anche conto del rischio radiogeno. All’interno del Progetto, che ha visto la pubblicazione dei risultati recentemente, è stata fatta una valutazione anche dell’andamento delle prescrizioni in ambito odontoiatrico, che hanno visto un aumento del 100% nell’arco di una decina d’anni. Un’esperienza interessante, anche per il confronto tra odontoiatri e medici, che ho pensato di portare all’attenzione del Gruppo tecnico sull’odontoiatria operante in seno al ministero della Salute, da cui, poi, nel 2016, è nato il percorso che ha portato alla stesura delle linee guida con la costituzione di un gruppo di studio di esperti, composto da medici radiologi, fisici medici, odontoiatri nelle varie specialità, a cui ha partecipato anche Antonia Abbinante, presidente Aidi, coinvolta soprattutto con finalità di diffusione delle Linee guida, e l’avvallo dal Ministero”.

D’altra parte, “le linee guida, percorrendo tutte le specialità dell’odontoiatria, cercano di coniugare, nelle indicazioni operative, il dato scientifico con le nostre abitudini e pratiche cliniche quotidiane. Il tema della radiologia non è pane quotidiano per gli odontoiatri, che hanno un approccio più clinico o chirurgico, così come non sempre lo è il confronto costante, nella decisione della prassi da seguire, con il dato scientifico. Per noi è fondamentale che l’odontoiatra si formi sul rischio radiologico, per acquisire in maniera profonda e poterle così declinarle nella pratica quotidiana, una serie di competenze ma anche una abitudine a studiare e adeguarsi nel migliore dei modi ai clinical trial. Rispetto all’operatività clinica, alla prassi quotidiana che siamo abituati a seguire, ci sono alcune domande che dobbiamo abituarci a porci e la cui risposta richiede talvolta un cambio di prospettiva. Il concetto cardine è che una verità non esiste, ma esiste un punto di equilibrio, che varia da paziente a paziente e che va indagato anche attraverso il dato scientifico, tra le necessità della diagnosi, l’impatto sulla salute degli esami e il benessere complessivo del paziente. E ancora di più questo è vero quando si parla di popolazione pediatrica oppure anche dell’anziano, fasce particolarmente fragili”.

Da qui un ulteriore appello: “Dal gruppo che ha partecipato alla stesura delle linee guida non può che partire un invito forte alla formazione. Da un lato ci rivolgiamo agli odontoiatri perché studino a fondo le linee guida, in tutta la loro complessità e in tutte le loro sfaccettature. E, dall’altro, chiediamo alle associazioni operanti nel settore odontoiatrico interventi, all’interno di congressi ed eventi culturali, per diffonderle il più possibile”.

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