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07 Maggio 2019

Migranti, paura di trasmissione delle malattie ed assistenza odontoiatrica. Il racconto di chi gestisce un ambulatorio dedicato e le precisazioni del Ministro


“Non c'è un aumento della trasmissione delle malattie infettive da parte della popolazione migrante”. A ribadirlo è il ministro della Salute On. Giulia Grillo nel corso della presentazione in Italia del Rapporto dell’Oms Europa curato insieme all’INMP sulla salute dei migranti. I dati emergono dall’esame di circa 13000 documenti sanitari provenienti dai Paesi della Regione Europea dell'Oms. Dei circa 90 milioni di migranti presenti nella regione Europea, precisa il Ministro, solo il 7% è rappresentato da rifugiati e richiedenti asilo, “quindi la percentuale è abbastanza bassa. Anzi i migranti hanno tassi di mortalità più bassa per malattie come le neoplasie che per noi rappresentano il più grande problema dal punto di vista della mortalità, acquisiscono i problemi di salute del territorio dove vanno ad abitare”.  

L’Associazione Comboniana Servizio Emigranti e Profughi da tempo si prende cure del “paziente migrante” anche da punto di vista odontoiatrico nell’ambulatorio allestito a Roma dove operano una ventina di odontoiatri. Sull’argomento ne abbiamo parlato con il dott. Giuseppe Teofili (nella foto) direttore sanitario del Centro.  

Dott. Teofili, quali sono le principali criticità nell’assistere i migranti?

Direi che le principali criticità sono proprio le barriere linguistiche e culturali. Altrettanto complesse da gestire sono l’accessibilità e la  fruibilità delle strutture stesse da parte dei pazienti. E questo è senz’altro dovuto a normative spesso poco chiare e difficili da interpretare. 

Ci sono progetti strutturati, come viene svolta l’assistenza?

Nel nostro ambulatorio assistiamo pazienti che provengono da altre associazioni come la Croce Rossa , Medici  Senza Frontiere, Medu (medici per i diritti umani), MCT (medici contro la tortura) e anche spesso pazienti provenienti dalla strada. Visitiamo il paziente, stabiliamo un piano di cure e lo assegniamo ad un odontoiatra che tendenzialmente lo curerà seguendo un percorso longitudinale: quel paziente, per quanto possibile, sarà seguito dallo stesso odontoiatra. E anche questo un modo per abbattere quelle difficoltà di comunicazione, che in questo tipo di rapporto medico-paziente migrante sono maggiori e più complesse da gestire.

Quali sono le esigenze, le necessità cliniche dal punto di vista odontoiatrico?

Eroghiamo soprattutto terapie odontoiatriche conservative e molte terapie chirurgiche. Molte sono le richieste di riabilitazioni protesiche che non riusciamo sempre a soddisfare.Naturalmente nell’ottica della prevenzione delle malattie del cavo orale eroghiamo a tutti i pazienti sedute di ablazione del tartaro e poniamo molta attenzione alla intercettazione delle lesioni potenzialmente maligne.

L’assistenza odontoiatrica è ancora più trascurata o di fatto è marginale rispetto agli altri bisogni sanitari?

L’assistenza odontoiatrica è sicuramente una delle maggiori richieste in ambito sanità da parte dei migranti e direi recentemente da parte delle fasce deboli della popolazione italiana. Di contro e paradossalmente la salute orale è ancora vista purtroppo dalle governances e dalle istituzioni sanitarie come una medicina minore. Trovo questo di una gravità assoluta.

Quali, secondo la sua esperienza, potrebbero essere modelli sostenibili? Quali quelli virtuosi che si potrebbero portare come modello?

Non credo che esista un modello universale ad uso e consumo, da prendere come punto di riferimento. Esiste invece secondo me un modello dinamico che va progettato e adattato allo scenario in cui si colloca, tenendo conto di quei determinanti della salute orale e di quel contesto sociale e metropolitano a cui viene applicato.Sicuramente saranno di aiuto qualunque esso sia la continuità del servizio, la appropriatezza delle cure, la facilità dell’accesso ad esse ed il coordinamento con le altre strutture del sistema sanitario pubblico e del terzo settore. 

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