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31 Ottobre 2019

Lavorare a Londra come dentista ai tempi della Brexit

Gli odontoiatri sono tra le figure più ricercate dalla sanità privata, ma l’attuale situazione politica non aiuta. L’esperienza e i consigli della dott.ssa Di Gioia

Cristina Campanale

Oggi 31 ottobre avrebbe dovuto essere la data della fatidica uscita dall’Unione Europea da parte del Regno Unito. In realtà le notizie delle ultime ore indicano uno slittamento al 31 gennaio 2020 per cercare di trovare un accordo sulle modalità di uscita.
Da sempre l’Inghilterra attrae medici e dentisti italiani che oggi, con la decisione di uscire dal mercato unico europeo, non sanno quali siano le reali possibilità ed incombenze. Lo abbiamo chiesto alla dott.ssa Milvia Di Gioia (nella foto), presidente Poiesis, che da anni vive con la famiglia a Londra esercitando la professione di dentista, cercando (anche) di approfondire e comprendere, al di là di questo delicato momento storico, cosa significa svolgere la professione di odontoiatra in un Paese straniero.  


Dottoressa Di Gioia, fino a pochi anni fa pianificare di svolgere una professione sanitaria a Londra e più in generale nel Regno Unito sembrava un obiettivo fattibile, stimolato anche dalla costante richiesta di personale qualificato da parte del Sistema Sanitario inglese. Esistono ancora in UK questi margini occupazionali in particolare per gli odontoiatri italiani? 

Il futuro è assai incerto. Fino al 31 ottobre i laureati in odontoiatria italiani possono vedere riconosciuta la propria laurea, acquisita secondo l’ordinamento della Comunità Europea, in tutti gli stati membri con grande facilita. Un “no deal” Brexit significa che tutti questi accordi e tutele anche assicurative e previdenziali non saranno più in essere e ogni paese dovrà rinegoziare singolarmente degli accordi con l’Inghilterra. Ciò vale anche per gli studenti universitari i quali non necessariamente vedranno riconosciuti gli esami sostenuti all’estero. Un caos di non facile soluzione.  


Quali sono i profili professionali più ricercati e in quali strutture operano, pubbliche o in studi privati? Con che tipo di adempimenti burocratici si devono misurare? 

A differenza del passato, negli ultimi dieci anni è stato più facile trasferirsi mentre è più complicato entrare nel mercato odontoiatrico. Ma non impossibile. Le cause sono la progressiva riduzione delle risorse economiche disponibili all’interno del sistema sanitario nazionale inglese (NHS) per cui è diventato molto difficile ricoprire ruoli in ospedali o strutture convenzionate. E il privato, all’interno del quale l’odontoiatria italiana ha tanto da dire, è progressivamente sempre più dominato dalle Corporates che offrono opportunità di lavoro interessanti per i colleghi più giovani ma con prospettive di crescita limitate. Ad aprile 2018 il BDJ (British Dental Journal) pubblicava il dato dell’allarmante riduzione di dentisti in UK nelle strutture pubbliche, al di sotto della media pro capite stabilita come parametro di riferimento. Una notizia che potrebbe essere letta come una maggiore disponibilità di impiego da parte dell’NHS, della quale potrebbero beneficiare anche i dentisti italiani. In realtà gli odontoiatri lo abbandonano perché il trattamento economico è inadeguato a causa della crisi interna all’NHS.. Nel 2016 il GDC (General Dental Council) riportava un totale di 41.483 utenti registrati per esercitare l’odontoiatria. Di questi il 72% erano laureati in UK, il 16% in Europa (e il 7% di costoro - 3.112 - si era registrato on line restando nel Paese d’origine) e il 4% qualificati all’estero.      


Che consigli si sente di dare a quei professionisti italiani desiderosi di trasferirsi in Inghilterra? 

Il mito che fare l’odontoiatra in Inghilterra sia facile e remunerativo appartiene a un passato lontano persino da me che vivo qui da 12 anni. Non è facile ma possibile. È indispensabile, prima di poter esercitare, registrarsi al General Dental Council (Ordine degli Odontoiatri inglese). È possibile farlo anche dall’estero a questo link.

Sono senz’altro d’aiuto un’impeccabile conoscenza della lingua (IELTS certificate, è richiesto un livello 7 non flessibile), l’aver conseguito il titolo di studio appropriato, specie se rilasciato da un’università inglese (laurea oppure i corsi e master post graduate); l’essere sul posto evidentemente aiuta a stabilire dei contatti utili professionalmente. Su internet si trovano facilmente agenzie di recruiting (BDJ , Trovit Job , Medicruit , Indeed, Dentalrecruitnetwork) alle quali ci si può iscrivere gratuitamente e ricevere tutte le offerte di lavoro, ma anche una guida alla ricerca. Una valida guida all’orientamento è rappresentata dalla storica associazione italiana dei medici in Gran Bretagna, IMSoGBPer i giovani le esperienze di studio e lavoro all’estero sono delle opportunità incredibili per espandere le proprie conoscenze e la propria esperienza, specie in ambito sanitario. Le ricerche si rivolgono non solo a medici ma anche a igienisti, odontotecnici e infermieri.  


Con la prospettiva di una Brexit che rischia di risolversi con un mancato accordo, quali aspetti la preoccupano di più come cittadina di un Paese straniero e dal punto di vista professionale? 

L’incertezza sul futuro e l’assenza di tutele mi preoccupa molto insieme a una prevedibile serie di lungaggini burocratiche che ci farà rimpiangere la burocrazia di Bruxelles! A partire dalla copertura assicurativa per le polizze RC professionali che hanno validità per l’attività svolta su tutto il territorio europeo, alcune con espressa limitazione temporale da verificare, e che dal 1 novembre potrebbero non valere più in Inghilterra. Non sappiamo cosa sarà ai fini pensionistici degli anni di lavoro svolto all’estero. La mia patente di guida sarà riconosciuta? Sono tutte questioni aperte che purtroppo rischiano di ricadere, anche economicamente, sullo Stato italiano sommandosi alle preoccupazioni già esistenti nel suo sistema pensionistico e previdenziale.  


Il suo lavoro la porta a volte a ritornare in Italia. Quali differenze riscontra, se esistono, tra il Paese che la ospita e quello in cui è nata nello svolgere la professione? 

Adoro lavorare in Italia. Il rapporto con i colleghi è molto stimolante, gli italiani hanno la cultura della cura e del benessere, della prevenzione. È ancora una medicina nel miglior interesse del paziente. I medici italiani sono bravissimi e sono molto stimati anche all’estero.Dell’Inghilterra ho apprezzato la sistematicità, la standardizzazione dell’approccio che aiuta a rendere i risultati più predicibili, il successo di un sistema che da valore all’organizzazione e al team aiutandoti a superare la dipendenza dai virtuosismi dei singoli operatori. Io ho avuto il privilegio di poter mettere nella mia attività il meglio delle esperienze maturate nei due paesi e migliorare.  


Una carriera consolidata la sua, con tanti impegni professionali tra cui la presidenza di Poiesis, società scientifica dedicata all'estetica facciale in odontoiatria e al benessere, e la cura della famiglia: come riesce a conciliare vita privata e professionale? 

Il difficile è passato, ora le mie figlie sono più grandi e indipendenti. Noi siamo l’incarnazione del sogno dei nostri padri che hanno costruito un’Europa che potesse essere la casa di tutti gli europei. Con mio marito scegliemmo di trasferirci un po’ più in la dei confini geografici e abbiamo potuto farlo con le garanzie e la serenità delle tutele che all’interno della Comunità Europea erano state create per ciascuno di noi. La consapevolezza di far crescere le nostre figlie in un ambiente internazionale, con una grande apertura sul mondo (il Regno Unito è tra i pochi stati che ha fatto della multiculturalità la propria ricchezza, dove vivono insieme, pacificamente, un gran numero di gruppi etnici) è stata una motivazione molto forte che ci ha supportato in tutti i momenti critici. Vivere da emigrati non è mai facile. Intanto perché non puoi usufruire di quella rete di aiuti e conoscenze che costituisce la parte fondante delle comunità italiane. Abbiamo ricominciato da capo con moltissime incertezze, quotidiane, economiche, di futuro. Era molto forte il desiderio di conservare la nostra identità, i rapporti familiari e di continuare a contribuire alla nostra amatissima terra d’origine, con le abilità professionali e l’esperienza di questi anni. Non siamo dei cervelli in fuga ma convinti abitanti della grande casa Europa, decisi a beneficiare delle molteplici opportunità che questa fortunata condizione di “emigranti tutelati” comportava. Ora tutto ciò viene, purtroppo, fortemente messo in discussione. Tanti come noi hanno fatto lo stesso.
Tantissimi giovani italiani, in questi anni, hanno fatto esperienze di studio e lavoro. Alcuni sono tornati, alti rimasti, altri si sono spostati in altri paesi. Costruendo e consolidando un’immagine dell’Italia che all’estero ha grande valore. Pensate che in UK la lingua italiana è molto studiata nelle scuole superiori e all’università. E molti inglesi hanno il desiderio di venire in Italia. Io, che ancora ci credo molto, da qualche anno mi dedico alla formazione degli odontoiatri in estetica dei tessuti molli del viso, con l’Università di Camerino che da qualche anno ha attivato un Master in Medicina Estetica in inglese dove accoglie molti studenti stranieri e con il Master Europeo di ICAMP College, a Milano, per il quale stiamo lavorando per attivare un corso in inglese e accogliere gli studenti stranieri, potendo contare anche su importanti partnership formative a LondraQuesta è crescita e sono opportunità per i nostri ragazzi e di far apprezzare le notevoli qualità italiane nel campo della medicina estetica. 


Con la Brexit che sarà di questi sogni?  

L’irrigidimento dei confini e l’assenza di accordi a tutela dei propri cittadini sta facendo rientrare alcuni connazionali che non hanno una posizione stabile. Che questo significhi un miglioramento per il tessuto socio-economico del nostro paese non riesco a immaginare come e personalmente ne dubito. Il mio consiglio è di raccogliere attentamente il maggior numero di informazioni possibili prima di fare una scelta di trasferimento in altro Stato o di rientro in Italia e pianificare bene le tappe necessarie.

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