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21 Gennaio 2021

Odontoiatria durante la pandemia: la salute orale è ancora una priorità?

Il presidente Landi su Open Access Government: la pandemia può essere un’opportunità per favorire l’accesso alle cure odontoiatriche e ripensare il futuro del settore

Cristoforo Zervos

Rispetto alle vecchie pratiche lavorative la pandemia da COVID-19 rappresenta una opportunità globale per ripensare il futuro della odontoiatria”. Lo afferma Marco Landi (nella foto), Presidente del CED (Council of European Dentists) Open Access Government.

Certamente –afferma il presidente Landi- il virus ha impattato in modo gravissimo tutti i settori dell’economia e della vita sociale, compreso le forniture dei servizi sanitari. Molti trattamenti non essenziali sono stati rimandati durante i primi mesi del lockdown e l’accesso alle cure è per molti divenuto più difficile. Le istituzioni stesse hanno da subito chiesto ai dentisti di tutti i Paesi di procedere solo con pratiche indifferibili, rafforzando però così la paura dei pazienti di contrarre il virus durante la visita dal dentista e soprattutto confermando l'immagine dell'igiene orale come un lusso opzionale piuttosto che una necessità”.

Presidente Landi che ricorda come la prevalenza di malattie orali continua ad aumentare in Europa.

Peggioramento della salute orale, spiega, che viene ulteriormente compromessa dall'uso di tabacco e alcol, dal consumo eccessivo di zucchero e altri fattori legati allo stile di vita, “nonché allo scarso accesso ai servizi di salute orale, in particolare per i gruppi socioeconomici più deboli, con una sostanziale disparità nell'accesso alle cure”. 

E molti di questi fattori, dice, sono stati intensificati dalla pandemia. “Ci sono diverse cause di questo fenomeno, che risalgono a ben prima del COVID-19, tra cui finanziamenti insufficienti nei bilanci sanitari nazionali, mancanza di campagne di prevenzione mirate a obiettivi sanitari generali e specifici e assenza di programmi legislativi orientati alla promozione di uno stile di vita sano. La popolazione che è più a rischio è quella più fragile e vulnerabile, che ha già un accesso limitato a controlli regolari volti a rilevare malattie orali, nonché i primi segni di problemi di salute generale, come il cancro orale, il diabete, il linfoma e le malattie cardiovascolari”.

Non a caso, ricorda Landi, “questi gruppi sono anche quelli a più alto rischio per COVID-19”.

Sempre sul tema Covid, il presidente CED ha ribadito come “l'odontoiatria rimane assolutamente sicura per i pazienti e gli stessi dentisti, anche durante la corrente situazione di pandemia”.
“Gli odontoiatri -ha spiegato-  sono abituati a mettere in atto misure di protezione, sanificazione e controlli che consentono di eseguire le procedure in un ambiente sicuro. E hanno ulteriormente rafforzato queste pratiche”.

Per questo è sbagliato rinunciare alle cure per timori di contagio, cosa ribadita dal CED nel novembre 2020, con la pubblicazione delle raccomandazioni sulla sicurezza dell'odontoiatria durante il COVID-19, nelle quali viene “raccomandato fortemente la continuità della fornitura di cure orali durante la pandemia”.

Le circostanze attuali –sostiene il presidente Landi- offrono la possibilità di riorientare le cure odontoiatriche verso un approccio meno invasivo e più preventivo”. 

L’invito del CED alla politica sanitaria dei paesi europei è quello di focalizzarsi sulla riduzione dei fattori di rischio e la promozione di uno stile di vita sano e aumentando l'accesso alla salute orale e di spostare il paradigma della cura dentale dal trattamento alla prevenzione.

In quest’ottica –conclude il presidente Landi- il CED apprezza quello che sembra un cambiamento di rotta nelle politiche sanitarie europee, con la maggiore attenzione attribuita alla salute nel programma di lavoro della Commissione europea con l’importante programma EU4Health e il progetto di quadro finanziario pluriennale”.

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