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06 Novembre 2018

Può essere considerato “abusivo” la mamma che al proprio bambino estrae il dentino da latte che dondola? La provocazione del presidente Barbon


Egr. Direttore,

Leggendo il suo ultimo DiDomenica a commento di quanto trasmesso dalla rubrica televisiva Report, ho focalizzato l’attenzione e fatto delle personali considerazioni in merito al punto dove lei scrive: “… già oggi il paziente che si rivolge ad un qualsiasi dentista dovrebbe essere tutelato dalla Deontologia, sia che si rivolga ad uno studio tradizionale, ad uno studio associato, all’Asl o in una Catena. Perché solo il dentista iscritto all’Albo può decidere, in accordo con il paziente, la terapia da adottare ed effettuare la cura …”.  

Quindi, visto che ha citato la deontologia, in qualità di presidente CAO premetto che le mie personali considerazioni nel testo sottostante vogliono portare all’attenzione di tutti gli attori che ruotano nel mondo odontoiatrico alcune problematiche emerse fra le righe, o se vogliamo fra le immagini del servizio trasmesso dalla Rai contrarie proprio alla deontologia professionale, oltre che in violazione di leggi dello Stato.

E’ noto che, a differenza di attività che richiedono cognizioni tecniche specialistiche e il cui abusivo esercizio è sufficiente per integrare la fattispecie criminosa di cui all’Art. 348 del C.P. in guisa da rendere punibile (per la riconosciuta natura istantanea del reato de quo) anche un solo atto “tipico” di una di quelle determinate attività espletato in assenza della prevista abilitazione di pertinenza, rifacendomi per analogia alla sentenza Cass. Pen. Sez. IV, Sent. 18. 04. 2016, n° 15957, inerente a caso di specie non correlato all’attività odontoiatrica (si tratta di ricorso fatto da “maestro di sci”), dal testo della stessa si evince che l’esercizio occasionale di attività necessitanti di titoli abilitativi ricade nell’alveo dell’Art. 348 del C.P. nei casi in cui lo stesso sia svolto con caratteri di professionalità.

Pertanto le mamme possono stare tranquille, …. e forse anche le ASO, anche se non in tutti gli aspetti del ruolo (si pensi alla somministrazione e raccolta di dati anamnestici o l’acquisizione del consenso informato, aspetti rientranti in quello che viene definito “atto medico”) il cui profilo professionale è ad oggi normato per legge.

Concludendo, in accordo alla sentenza potremmo affermare che, quando atti tipici dell’attività odontoiatrica vengano svolti da persone diverse non abilitate, ad integrazione e a completamento della stessa per i fini specifici, - si pensi ad esempio al personale con ruolo puramente amministrativo che discute del preventivo con il paziente, propone finanziamenti di pagamento, ecc. - in relazione a quanto sopra citato si ricada nella violazione dell’Art. 348 del C. P. con le dirette conseguenze sia per chi viola direttamente la norma sia per chi ne abbia permesso il fatto illecito. Auspicando che questa mia possa aprire un dibattito colgo l’occasione di porgere distinti saluti          

Giancarlo Barbon: Presidente CAO dell’OMCeO di Monza e Brianza

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