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19 Marzo 2019

Pubblicità in odontoiatria: per l’avv. Stefanelli si vive in un caos normativo, ben vengano le linee guida CAO ma serve più trasparenza


Alcuni giorni fa è apparsa su Odontoiatria33 la notizia che nei giorni di sabato 15 e 16 marzo  l’Assemblea dei 106 Presidenti delle Commissioni Albo Odontoiatri che si sarebbe riunita presso l’Auditorium della Comunitàdi San Patrignano (RN) per discutere del tema della pubblicità sanitaria e che nel corso di tale assemblea si sarebbe costituito un Gruppo di lavoro ad hoc con il compito di elaborare Linee Guida per l’applicazione della nuova disciplina di cui all’art. 1 commi 525 e 536 della Legge 145 del 2018.

Chi scrive reputa che la stesura di queste linee guida sia, in questo momento storico, di assoluta rilevanza. La materia infatti vive, oggi, una situazione di totale caos. Non vi è dubbio infatti che la nuova disciplina introdotta dalla Legge di Bilancio si pone come obiettivo quello di stringere le  maglie della pubblicità in ambito sanitario. Ciò in linea di principio può essere considerato corretto: è innegabile infatti che la sanità sia un settore particolare, che vede il cittadino in uno stato di bisogno (e quindi più fragile, nelle sue scelte) nonchè in una posizione di rilevante asimmetria informativa.Sinceramente molto discutibili i contenuti dell’intervento legislativo. 

Il testo infatti appare confuso e contraddittorio. In generale la norma palesa la chiara volontà di spingere la comunicazione verso uno stile informativo, vietando in toto qualsiasi profilo di promozionalità e suggestione: però si è persa la grande occasione di inserire almeno dei criteri di orientamento per distinguere tra quali comunicazioni sono considerate “informative” e quali invece sono considerate “promozionali” o “suggestive”.

Oppure si poteva avere più coraggio e scrivere - come ad esempio avviene all’art. 117 sulla pubblicità del Codice del Framaco - cosa è ammesso e cosa è vietato. In carenza di entrambe le scelte, speriamo le Linee Guida facciano chiarezza.Il vero problema della applicazione della norma è però la previsione che  le  comunicazioni in sanità debbano essere  “funzionali alla sicurezza alle cure”: questo in tutta onestà  appare un assurdo logico.

Ogni tipo di comunicazione (che si chiami, pubblicità, pubblicità informativa, comunicazione sanitaria o altro) ha come obiettivo quello di mettere il cittadino a conoscenza di qualcosa. Al contrario la “sicurezza alle cure” è un modello standard  tecnico ed organizzativo. Quindi delle due l’una: o ci diciamo che si può solo raccontare come è organizzato lo studio o la struttura, oppure ammettiamo che con questa formulazione legislativa ogni altra comunicazione potrebbe essere tacciata di “non essere funzionale alla cura”.

Questo sarà il vero nodo da sciogliere e qui credo che il lavoro del Gruppo chiamato a elaborare le Linee Guida sarà veramente complesso.

Tra l’’altro il richiamo alla sicurezza alle cure ha fatto scivolare la materia nell’alveo del controllo da parte dei NAS : ne è un chiaro esempio l’articolo apparso su questo stesso giornale in cui si legge che i carabinieri dei  Nas di Pescara, che hanno segnalato il titolare della struttura all'autorità sanitaria e  hanno  fatto rimuovere i 6 cartelloni pubblicitari affissi nelle strade della cittadina. Nulla contro i NAS, ma se si va in quella direzione occorre che anche chi effettua i controlli sia adeguatamente formato rispetto a cosa deve considerarsi in violazione della legge e cosa invece può essere ammissibile. 

E veniamo ora all’ultimo punto, che io reputo fondamentale. 

Negli ultimo mese sono apparse - sempre su Odontoiatria33 - le notizie di alcune decisioni emanata dalla CCEPS (in data 8 marzo marzo “Quando pubblicare le tariffe viola il decoro e la correttezza professionale. Una sentenza CCEPS entra nel merito confermando la sanzione" in data 20 febbraio “Visita e preventivo gratuito: la CCEPS conferma sospensione per direttore sanitario” ) nonchè di altra decisioni assunte da Ordini locali (in data 11 marzo Reggio Emilia, emessa ordinanza di chiusura all’ambulatorio che ha fatto pubblicità senza nome direttore sanitario) nonchè la notizia sopra riportata dei NAS di Pescara.

Sinceramente, onere al merito: chi vuole sapere cosa succede in ambito odontoiatrico deve leggere Odontoiatria33. Ma al di là dell’azione di informazione che fa questo quotidiano online, possiamo veramente pensare che una materia così importante sia oggi lasciata solo alla capacità della redazione di raccogliere notizie?  

In Italia abbiamo una totale opacità circa i contenuti delle decisioni assunte dagli organi di controllo: gli Ordini professionali svolgono i procedimenti disciplinari e pubblicano solo l’estratto sui loro Bollettini, che vengono inviati solo agli iscritti; la Commissione Centrale Esercenti Professioni Sanitarie pubblica circa ogni due anni un Massimario con solo le massime delle decisioni assunte, senza possibilità di leggere i fatti da cui sono scaturite le decisioni stesse (e se non leggo il fatto, il principio giuridico resta solo una vuota affermazione). 

In questo modo non si riesce a creare una “giurisprudenza” condivisa, non si capiscono gli orientamenti e tutto rimane molto “opaco”. Ciò non migliora il rispetto della materia, ma porta solo ad aumento del conflitto (e lavoro per gli avvocati!) 

Avvocato Silvia Stefanelli

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