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13 Maggio 2019

“Lupi travestiti da agnelli: l’inganno dei fondi assicurativi”, per il dott. Cappellin


Complici la crisi economica, la difficoltà dello Stato nel sostenere la spesa del SSN, l’oggettivo disagio di molti cittadini impossibilitati ad accedere alle cure (soprattutto odontoiatriche, ma non solo), come avvoltoi che volteggiano su una vittima ormai prossima alla disidratazione in un deserto senza orizzonti di speranza, i fondi assicurativi tentano di rifarsi l’immagine presentandosi come i salvatori della patria, addirittura un “secondo pilastro” da affiancare al SSN, perché non ci sarebbe una terza via… 

Facendo leva sulle più comuni tecniche di persuasione, si solleva un problema spinoso a livello emotivo (i pazienti senza cure), ne si evidenzia l’urgenza sullo sfondo di uno scenario apocalittico oggettivandolo con dati precisi inconfutabili (la cronica mancanza di risorse nel bilancio dello Stato) e si confeziona una soluzione che apparentemente risolve i problemi, ma in realtà risponde solo agli interessi di chi la vuole “vendere”, presentandosi in modo umilmente disinteressato.

Voilà, il trucco è servito! 

Ci sono però alcuni aspetti su cui i consulenti di immagine e i vari AD non hanno riflettuto a sufficienza prima di presentare la loro mistificazione; purtroppo quest’ultima non è così evidente e può esercitare un certo fascino sull’opinione pubblica, ma la sua sostanziale disonestà intellettuale non può sfuggire a chi abbia studiato questi problemi e li abbia affrontati non in un’ottica puramente economica, bensì soprattutto a livello bioetico: l’allocazione delle risorse per la tutela della salute pubblica è un problema molto complesso, centrale e certo non liquidabile semplicisticamente con una parziale privatizzazione (sempre che non sia un "cavallo di Troia" per introdurla a livello totale, seguendo l’esempio di paesi oltreoceano…). 

Lo Stato italiano ha una Costituzione (art. 32 “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.) e senza modificare quella, soluzioni che prevedano di parificare i fondi assicurativi allo Stato sarebbe gravemente contrario ai principi di solidarietà e sussidiarietà su cui si fondano i nostri valori costituzionali. Alcuni fondi da “integrativi” avrebbero piacere di accreditarsi gradualmente come “sostitutivi”: il concetto di “secondo pilastro” è quantomeno ambiguo e adatto a essere interpretato all’occorrenza, ma è palese la strategia di iniziare a farsi conoscere presentandosi come “soluzione” a un problema sociale, mirando sul lungo periodo a conquistare “fette di mercato”, operazione resa ancor più odiosa dalle mire esplicite (anche se goffamente mascherate) su fasce deboli della popolazione. 

Su questo secondo punto si articola la sostanziale differenza fra il SSN e un fondo integrativo: lo Stato non deve creare profitto nel tutelare la salute dei cittadini, anzi deve amministrare le risorse derivanti dalla tassazione per garantire servizi a chi non se li può permettere (naturalmente il discorso di quali servizi e a chi garantirli è influenzato dalle risorse disponibili, ma la loro scarsità temporanea o anche di lungo periodo non autorizza a delegittimare il principio fondante), mentre un fondo integrativo mira a raccogliere risorse e a distribuirne il meno possibile, per incrementare il profitto (a meno che il fondo sia amministrato da una categoria o un gruppo di persone che versano al fondo per tutelare se stesse, in questo caso l’eventuale avanzo di gestione serve a creare garanzie future, non viene “distribuito” ad azionisti). 

E’ dunque ovvio che l’impostazione dello Stato e dei fondi assicurativi nell’erogare le cure è sostanzialmente opposto: il SSN eroga il maggior numero di cure necessarie, il fondo tende a limitare al massimo le cure erogate sia quantitativamente sia qualitativamente (è inutile nascondersi dietro un dito, ci sono fondi che classificano come “Premium” le strutture convenzionate che offrono un listino a minor prezzo oppure accettano di girare una percentuale del proprio fatturato al fondo…). 

Occorre trovare (urgentemente) soluzioni alternative se si vuole evitare lo smantellamento del SSN a favore dei privati; si potrebbe obiettare che la mia posizione è di parte, essendo titolare di una struttura odontoiatrica privata, ma anche in questo caso la differenza con l’impostazione di un fondo integrativo è radicale.Un professionista privato ha tutto l’interesse ad avere pazienti soddisfatti delle cure ricevute, perché il passaparola positivo è alla base dell’acquisizione di nuovi pazienti e della loro fidelizzazione; il fondo integrativo non ha questo interesse, tende a selezionare chi offre le cure a minor prezzo, perché in caso di problemi la responsabilità viene riversata sul medico convenzionato e i pazienti non hanno completa libertà di scelta del professionista, dovendo attingere a una lista proposta dal fondo (in certi casi abbiamo visto addirittura come queste liste vengano “manipolate” al fine di indirizzare le prime scelte del paziente verso le strutture “premium”, appunto quelle a minor costo per il fondo). 

Escludendo quindi casi di malpractice e gestioni fraudolente (cose che possono capitare indipendetemente nel SSN, nelle strutture private o nei fondi, a seconda delle persone coinvolte e della loro responsabilità personale, anche penale), i fondi assicurativi non possono presentarsi come una degna e paritetica sostituzione del SSN e neppure dei professionisti privati, perché la loro impostazione di base è sostanzialmente differente, come radicalmente diversi sono gli obiettivi che si prefiggono. 

Dott. Mario R. Cappellin, master in Bioetica 

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