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17 Giugno 2019

Odontoiatria Instant Fashion, le considerazioni del dott. Massimiliano Migliorati


Gent.mo direttore

mi permetto di scriverle un paio di considerazioni sull'suo DiDomenica dal titolo "Odontoiatria Instant Fashion, il dubbio non è sulla qualità ma sulla sostenibilità".

1) Nel titolo si dice “il dubbio non è sulla qualità”? Lascio alle considerazioni personali di ciascuno il livello qualitativo di un impianto che viene venduto a 20 euro visto che il prezzo medio di un impianto generalmente varia dagli 80 ai 200 euro iva compresa? I volumi possono far scendere i costi dei materiali del 40-50% (quindi 40-100 euro) ma qui siamo ben oltre.

2) Al di là di questo, quale può essere la qualità di studi che mettono al centro della loro “mission aziendale” parole come “produttività” e “business”? Ormai si parla con sempre più naturalezza di business. Ma la medicina non è un business (o meglio non lo era): è una professione che deve mettere al centro il paziente, le sue esigenze (non quelle dello studio), il trattamento migliore per lui (non per lo studio) ... il guadagno è una conseguenza non l'obiettivo. La crina è pericolosa e ormai è diventato tutto così normale che non ci facciamo più caso e parliamo di questa professione ragionando in termini di produttività come si fa nell'industria. Ormai si fanno più corsi su come migliorare l'organizzazione imprenditoriale dello studio che su come fare bene il proprio mestiere. Ed è tutto così normale che non ci accorgiamo più quanto si stia degenerando verso una sorta di "decadentismo odontoiatrico". E' un po' come abituarsi al brutto e non al bello, al quartiere degradato, alle scuole fatiscenti, alle canzoni trap più volgari e così via, non ci si accorge più. Ma come sappiamo dalla storia quello che fa migliorare la qualità della vita delle persone non è la ricerca del brutto ma la ricerca del bello. 

3) Anche negli ospedali sta dilagando il concetto di produttività. Ma la sanità pubblica e le cliniche private sono finanziate solo in parte dai solventi mentre la stragrande maggioranza del fatturato deriva dai contributi del SSN e, come sappiamo dai bilanci dello Stato, si parla di miliardi di euro (115 mld nel 2018). La gente non paga e non fa caso al livello delle visite che vengono realizzate (ci sono medici che in ospedale devono fare talmente tante visite all'ora che non possono più garantirne la qualità e nella fretta qualcosa può scappare ... e se si parla per esempio di occhi, di cuore o di patologie oncologiche la cosa può non essere marginale). Detto questo, una buona odontoiatria nel pubblico (se sostenibile, ma non lo è visto che ancora non è stata introdotta) potrebbe essere l'unica integrazione valida alla libera professione, non la deriva commerciale di alcune cliniche dentali gestite da imprenditori e fondi di investimento senza vincoli deontologici né responsabilità mediche personali.

4) Quando lei dice che 90 euro è 4 volte il compenso di un ospedaliero le segnalo che non è così perché parliamo di compensi lordi. Se moltiplichiamo i 90 euro di cui ha parlato per 36 ore settimanali sono circa 14.000 euro lordi al mese. Ma un medico in ospedale guadagna circa 6.500 euro lordi al mese (considerando tutte le voci in busta paga esclusa l’eventuale libera professione in intramoenia)... quindi è "solo" poco più del doppio ... con la differenza che l'ospedaliero ha ferie, tredicesima, quattordicesima, malattia, TFR, maternità, posto fisso, continuità di lavoro per 36 ore settimana per 52 settimane all'anno, oltre ad avere un rischio di licenziamento bassissimo e un rischio imprenditoriale nullo visto che il suo datore di lavoro difficilmente dovrà chiudere. Il consulente delle cliniche non ha nulla di tutto ciò e deve anche pagare tasse e contributi previdenziali oltre a vivere una imbarazzante condizione di precarietà dovuta al fatto che alla porta c'è sempre qualche collega disposto a lavorare a meno e soprattutto più “malleabile” nell’accettare le scelte terapeutiche più convenienti per la struttura. E i 90 euro lordi di cui parla per la chirurgia implantare diventano, per i più fortunati, 30 o 40 euro lordi se si parla di odontoiatria conservativa, endodontica, protesica. Quindi se vogliamo proprio fare un paragone, considerando tutti gli aspetti, l'ospedaliero ha un “guadagno complessivo” maggiore. Io sinceramente valuterei attentamente l’opportunità di fare l’odontoiatra con un contratto di ruolo in ospedale a fianco dell'oculista, dell'ortopedico, del cardiologo, ecc. lasciando il mio studio. Non lo farei per andare a lavorare “a cottimo” e in assoluta precarietà in una clinica che mi considera uno strumento per sviluppare il suo “business” o uno dei parametri su cui eventualmente intervenire per abbattere i costi. Chieda in giro il livello quasi imbarazzante delle proposte economiche fatte ai professionisti da parte di alcune cliniche (non tutte naturalmente) senza considerare che a volte è richiesto di lavorare 10/12 ore al giorno, sabato e domenica compresi ... altro che Contratto Collettivo Nazionale dei Medici !!!

5) Non esistono cure pret a porter e di alta moda ... le cure sono cure. Il prezzo è solo il risultato di un conto economico che prevede costi e ricavi. E i costi di uno studio dentistico oggi vedono una grossa incidenza dei costi del personale, della tecnologia, della posizione e della tipologia della struttura. Ma va considerato anche il professionista al quale deve essere riconosciuto un compenso adeguato a una professionalità che va al di là dell'ora di prestazione fornita ed è fatta di formazione, aggiornamento continuo, attenzione al paziente, correttezza deontologica, eccetera. Se vogliamo fare un esempio, più che quello dei vestiti, che è assolutamente non omogeneo allo studio odontoiatrico, ritengo più pertinente con tutti i limiti del caso, l'esempio degli hotel e dei ristoranti che hanno strutture, location, personale e offrono un servizio alla persona: non mi è mai capitato di andare in un hotel di lusso o in un ristorante stellato e pagare meno della pensione o della taverna (dove peraltro si può anche dormire e mangiare molto bene). E' chiaro che nell'hotel di lusso il delta è per pagare la qualità dei servizi, la struttura, la posizione, il personale, eccetera e nel ristorante stellato si pagano lo chef di nome, i piatti sofisticati, i vini rinomati. Nell'odontoiatria invece succede sempre più spesso il contrario, soprattutto quando si parla di catene odontoiatriche: la clinica stramoderna e super tecnologica in centro a Milano, invece di avere, come ci si aspetterebbe, prezzi più alti dello studiolo di provincia magari con struttura “tradizionale”, ha prezzi più bassi.

Perché allora questa logica non funziona e non viene applicata nel mondo degli hotel e dei ristoranti top?

Forse perché i costi di gestione di strutture grandi e complesse sono nettamente maggiori di quelli delle strutture più piccole e semplici e non sono compensati sufficientemente da logiche di economie di scala?

Forse perché per abbattere sensibilmente i prezzi sarebbero necessari tagli così sostanziali da non poter garantire l’eccellenza comunicata dal proprio brand? Forse perché sarebbe necessario scendere a un livello di qualità reale (non percepita) ben al di sotto dell’onesta pensione e della buona taverna? E perché in odontoiatria non funziona così?

C’è qualcosa che non quadra nelle “logiche di mercato” dell’odontoiatria moderna ed è su questo che ci si dovrebbe concentrare se si vogliono veramente tutelare i pazienti. E decidere se sia più vantaggioso per il paziente un discutibile trattamento a basso costo nei templi del business odontoiatrico o un piano di cure adeguato e più conservativo possibile nello studio tradizionale del sempre più raro dentista di fiducia. Solo a titolo di esempio, parlando di “All on Four” o “All on Six” sono la scelta migliore per lo studio e non sempre la migliore per il paziente.

Spero che il mio parere le possa offrire qualche ulteriore spunto di riflessione

Dott. Massimiliano Migliorati: Odontoiatra  

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