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23 Gennaio 2020

Detrazioni spese sanitarie solo se tracciate

Per il dott. Mele il tentativo del Governo di risparmiare complicando la vita ai contribuenti è un comportamento “disgustoso”


Egregio direttore, nel suo DiDomenica di alcuni giorni orsono ha fatto il punto sulle limitazioni alla detraibilità delle spese sanitarie quando non effettuate con modalità tracciabili, riportando il parere del Presidente Nazionale CAO, dottor Iandolo. 

Molte supposizioni sono state fatte in queste settimane, tutte con una loro validità, ma la spiegazione del nostro Presidente appare la più lucida e la più documentabile, la “madre di tutte le spiegazioni”: lo Stato, non potendo eliminarle del tutto, conta di risparmiare sulle detrazioni sanitarie attraverso le ovvie difficoltà di molti pazienti, perlopiù anziani e poco “informatizzati”, a pagare con carta, assegni e sistemi vari. Ne fa fede il fatto che nella Manovra economica compare, per questa voce, un risparmio di 496 milioni di euro. Nero su bianco.

Se però tutti i cittadini italiani pagassero tutte le spese sanitarie con i metodi indicati per poterle correttamente scaricare così come la legge consente, ci troveremmo con un buco nel Bilancio di ben 496 milioni di euro.

E lo Stato tifa perchè questo non succeda. Ma, per portare a compimento questo machiavellico progetto, avrà bisogno di un complice, e confida nella collaborazione della categoria sanitaria, immaginandosi che riscuoterà al nero o, nella migliore delle ipotesi, consegnerà al paziente una fattura praticamente inservibile. Di fronte ad un aumento dei pagamenti senza fattura potrebbe però ridursi il gettito tributario, vanificando così in tutto o in parte il risparmio previsto. 

Da ex consigliere comunale ricordo quando, in occasione del Bilancio Preventivo, compariva una stima delle entrate da multe dei vigili urbani sempre superiori a quelle dell’anno precedente, come se ci si aspettasse che i cittadini sarebbero stati più indisciplinati e sempre meno rispettosi del Codice della strada. Tutto questo per gonfiare le possibili entrate e far tornare i conti. Allora osservavo che, per salvare le casse comunali, dovevamo sperare nella cattiva condotta dei nostri concittadini.

Ovviamente le multe, alla fine, risultavano più o meno le stesse, nonostante l’impegno dei vigili urbani all’uopo motivati, ed il buco l’anno successivo veniva colmato con altre misure di “finanza creativa”.  

Nel nostro caso, come nelle peggiori storie di mala, lo Stato, per rimediare, proverà a fregarci, accusandoci a tempo debito di evadere il fisco, accrescendo così reputazione e recuperando il malloppo…Tutto questo è veramente disgustoso ed è stato giusto averlo così chiaramente evidenziato.  

Dottor Renato Mele: Rappresentante toscano nella Consulta ENPAM della libera professione

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