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05 Marzo 2020

Al dentista va riconosciuto il ruolo di sentinella, non limitarne l’intervento

Le considerazioni del presidente CAO di Cuneo su privacy e ruolo dell’odontoiatra in questo momento di “crisi” sanitaria


Nel marasma dei comunicati e delle direttive uscite nell’emergenza coronavirus, brilla per opportunità quella emessa dal Garante della privacy che esclude la possibilità di indagare se i nostri dipendenti o i nostri pazienti hanno avuto sintomi o contatti che li possano collegare all’epidemia in corso.

Dimenticando che:

1.     l’odontoiatria è da sempre una specialità medica e le patologie orali sono di forte impatto sui pazienti, possono avere caratteristiche di urgenza e quindi non essere differibili;

2.      in Italia, il 95% delle prestazioni odontoiatriche vengono svolte in libera professione, il dentista è lo specialista che vede più pazienti e di ogni estrazione sociale, per la natura stessa del suo lavoro è tra quelli che più facilmente può essere esposto al contagio;

3.     il numero degli odontoiatri è superiore a quelli in forza alla medicina generale e alla pediatria di libera scelta.


Leggiamo sui vari forum le proteste anche legittime dei medici di medicina generale e dei pediatri che lamentano da parte delle istituzioni la mancata fornitura di dispositivi di prevenzione; altrettanto vero che però nel loro caso è stato stilato un protocollo che prevede un triage  telefonico, l’emissione di documenti in forma dematerializzata fino a spingersi all’emissione di certificati e prescrizioni mediche  direttamente alle farmacie, proprio per evitare possibili fonti di diffusione dell’epidemia.

I normali principi di precauzione impongono che i primi a dover essere salvaguardati sono quelli che hanno il compito di assistere gli altri; lo ha  del resto ben puntualizzato il presidente CAO di Lodi, che ha lamentato che “l’ATS abbia escluso gli odontoiatri in prima linea nella zona rossa dalla distribuzione dei presidi di protezione” ricordando che “Gli odontoiatri con il loro lavoro non solo forniscono un servizio alla popolazione, ma evitano che questi pazienti siano costretti a rivolgersi alle strutture pubbliche, già sotto pressione”.

Il proliferare dei casi sospetti o conclamati sta mettendo in evidenza come uno dei maggiori problemi cominci ad essere la scarsità del personale e delle strutture, fino a paventarne il collasso sotto le crescenti richieste; ma contemporaneamente  ci si può permettere il lusso di rinunciare ad una intera categoria di operatori sanitari numerosa, capillare, preparata per sua stessa natura ad affrontare pazienti potenzialmente infettivi e ad avere una indubbia predisposizione all’applicazione di sani principi di prevenzione.

Né ha senso, come sostenuto dall’avv.to Stefanelli (riportando una disposizione del Garante della Privacy) affermare che, ad esempio per l’AIDS “il dentista non può richiedere al paziente di indicare se ne è affetto” anche se ognuno di noi (in particolare i più anziani , già attivi nei primi anni 90) sa che spesso dà manifestazioni orali patognomoniche. E che, come ogni medico, ha il diritto / dovere di condurre sempre una approfondita anamnesi, i cui risultati sono comunque vincolati al segreto professionale da ben prima che comparissero le direttive del garante della privacy.

Per tutte queste ragioni è importante, soprattutto in momenti come questi, che al dentista venga riconosciuto il ruolo di sentinella e venga inserito a pieno titolo tra le risorse del territorio, coinvolgendolo in tutte le sedi in cui si parla di programmazione o gestione delle emergenze.

Dott. Gian Paolo Damilano, presidente CAO Cuneo  

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