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06 Luglio 2020

Numero programmato: la posizione del Collegio dei Docenti e del CPCLOPD

Ridurre i laureati in Italia aumenterebbe quelli all’estero. Queste le iniziative dell’Università italiane per garantire una formazione anche pratica di alto livello


Gentile Direttore,  

abbiamo letto, come sempre con grande interesse, il suo editoriale domenicale. L’argomento è, come evidente, di stretta attualità e di ancora più stretta competenza universitaria.Innanzitutto, Le confermiamo che trattasi di numero programmato sulla base delle capacità formative (autodichiarate) dagli Atenei, coordinate con il fabbisogno formativo espresso dalle Regioni, sentiti gli Ordini di riferimento. 

Come giustamente da Lei sottolineato, e peraltro noto a tutti, la cosiddetta pletora odontoiatrica non è stata causata dall’attivazione del Corso di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria sulla base, ricordiamo, di normativa europea, bensì in larga misura dai laureati in medicina e chirurgia, spesso privi di titolo di specialista in ambito odontoiatrico, che di persona o per “interposta persona” (in questo purtroppo imitati anche da diversi laureati in odontoiatria) hanno in quel momento storico visto nell’odontoiatria (spesso di bassa qualità) una via per facili guadagni (cosa, evidentemente, non più vera soprattutto per chi svolge la professione in modo serio e corretto). 

La libera circolazione dei professionisti non è una scelta dell’Accademia né dello Stato Italiano ma un principio basilare (e a nostro parere ineludibile) della Comunità Europea e di un vivere civile in una Comunità globalizzata. 

Il “mercato” delle lauree straniere (con la doverosa distinzione di alcuni atenei di alto profilo e di alcuni studenti che scelgono, legittimamente, un percorso formativo all’estero per personali nobili motivazioni) è caratterizzato da alcuni aspetti che ci paiono innegabili: In alcuni/molti casi la qualità formativa non è ottimale.In alcuni/molti casi si tratta di percorsi costruiti per sanare carriere pregresse in altri paesi. Sempre rappresenta un sistema antidemocratico perché quanto più diffuso tanto più penalizza i giovani che non possono permettersi le spese di una laurea all’estero. Penalizza i più meritevoli che riescono a superare il test d’ingresso (la peggiore di tutte le modalità di selezione, escluse però tutte le altre) che sono “costretti” a frequentare un corso di un anno più lungo. Sottrae risorse importanti al sistema universitario italiano impedendogli, al di là di altre sue carenze, di migliorare ulteriormente il livello formativo. 

A fronte di quanto sopra la proposta, oggettivamente sorprendente, è quella di ridurre il numero di laureati in Italia per favorire i laureati all’estero (che a questo punto, ovviamente aumenteranno in modo almeno equivalente rendendo inutile oltre che gravemente dannosa l’operazione). Ciò porterebbe infatti a escludere un percorso formativo per ragazzi molto validi e motivati con limitate capacità economiche (molto probabile per altro nel post-COVID), ad aumentare le perdite economiche per le Università ed il Paese, a limitare le potenzialità di offerta assistenziale sul territorio delle strutture universitarie (e abbiamo la presunzione di sapere di cosa parliamo, così come di cosa sia e di come debba essere la vera odontoiatria pubblica), a spingere verso una ulteriore proliferazione di  nuove entità formative estere (difficile pensare che saranno di alto livello) e, ultimo ma non ultimo ad un abbassamento generale del livello di offerta odontoiatrica per la nostra popolazione. 

Il vero snodo è, al contrario, garantire una formazione anche pratica di alto livello in tutte le sedi universitarie italiane (che tutti in questi giorni definiscono troppo numerose) e proporzionare la numerosità degli studenti iscrivibili alla reale capacità formativa degli Atenei e quindi in ultima analisi alla loro attività assistenziale. 

Il percorso di trasformazione della laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria in laurea abilitante, per il quale stiamo lavorando per il prossimo anno accademico, prevedrà la certificazione delle attività svolte in prima persona come primo operatore dallo studente del 6 anno per almeno 500 ore: riteniamo sarà un passaggio decisivo in questo percorso. 

Chiudiamo sottolineando come, con nostra viva sorpresa, nessuno in questi giorni abbia ritenuto di stigmatizzare la proposta, francamente bizzarra, se volgiamo usare un eufemismo, di attivazione di un ulteriore corso di laurea a partire dall’aa 20-21. A pensare male… 

Con viva cordialità .

Prof. Roberto Di Lenarda: Presidente del Collegio dei Docenti Universitari di Discipline Odontostomatologiche.

Prof. Lorenzo Lo Muzio Presidente della Conferenza Permanente dei Corsi di Laurea Magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria 

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