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04 Maggio 2017

Pubblicità in sanità. La Corte di Giustizia europea conferma: si a norme che regolamentino i messaggi ma non è ammissibile un divieto assoluto


Tutela della salute e della dignità della professione possono essere gli obiettivi regolamentare la pubblicità in sanità ma non può esserci un divieto assoluto. Cosi si è espressa la Corte di giustizia europea in merito ad una sentenza che riguardava un dentista Belga sanzionato per aver pubblicizzato il proprio studio attraverso affissioni, inserzioni su quotidiani ed il sito internet dello studio. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Sole 24 Ore, le inserzioni del dentista si limitavano ad indicare nome, qualifica e recapiti dello studio oltre alle tipologie di prestazioni erogate.

In Belgio non è consentito pubblicizzare prestazioni odontoiatriche.

Secondo quanto pubblicato dal quotidiano economico "la Corte ammette che gli obiettivi della normativa in questione, vale a dire la tutela della salute pubblica e della dignità della professione di dentista, costituiscono motivi imperativi di interesse generale idonei a giustificare una restrizione alla libera prestazione dei servizi. Infatti l'utilizzo intensivo di pubblicità o la scelta di messaggi promozionali aggressivi, addirittura tali da indurre i pazienti in errore a proposito delle cure proposte, può nuocere, deteriorando l'immagine della professione di dentista, alterando il rapporto tra i dentisti e i loro pazienti nonché favorendo la realizzazione di cure inadeguate o non necessarie, alla tutela della salute e pregiudicare la dignità della professione di dentista".

"Ciò premesso- conclude il Sole- la Corte ritiene che un divieto generale e assoluto di ogni tipo di pubblicità eccede quanto necessario per realizzare gli obiettivi perseguiti. Questi ultimi potrebbero essere raggiunti mediante misure meno restrittive che disciplinino, se del caso in maniera rigorosa, le forme e le modalità che possono validamente assumere i mezzi di comunicazione utilizzati dai dentisti".

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Immagine di repertorio

A scoprirlo e denunciarlo il NAS di Catania ed i carabinieri di Pietraperzia, sequestrato anche lo studio. Cassarà (CAO Enna), ci costituiremo parte civile.


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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