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25 Luglio 2017

Telefonate ai pazienti, Garante della privacy bacchetta clinica odontoiatrica. Decisione interessante anche per gli studi tradizionali


Con il provvedimento numero 6629169 il Garante della Privacy, su segnalazione di alcuni cittadini all'Ordine di Padova, ha richiamato una clinica odontoiatrica di Padova rea di aver effettuato telefonate promozionali a soggetti che non avevano dato il loro consenso.

Stando alle verifiche effettuate dai Nas, la struttura odontoiatrica avrebbe avuto a disposizione un database, acquistato da una ditta straniera, di oltre un milione di nominativi attraverso il quale effettuava telefonate a potenziali pazienti per offrire una prima visita gratuita: più esattamente la società operava in collaborazione e per il tramite di altra società controllata.

"Il tema privacy -ci spiega ad Odontoiatria33 l'avvocato Silvia Stefanelli (nella foto) esperto di diritto sanitario in Bologna- è sempre stato trattato con un po' di leggerezza (e inconsapevolezza). Ora, vuoi l'arrivo del nuovo reg 679/2016, vuoi la maggior consapevolezza del pazienti, si sono intensificati controlli e sanzioni".

In questo caso il Garante si è limitato a richiamare le società chiedendo interventi, ma riservandosi di contestare sanzioni amministrative per gli illeciti rilevati.

Durante il controllo dei NAS le due società non sono state in grado di dimostrare:

  • di avere piena conoscenza dell'origine dei dati;

  • di aver acquisito uno specifico consenso degli interessati per effettuare attività di marketing;

  • di avere effettuato le dovute verifiche sul Registro pubblico delle opposizioni per appurare l'iscrizione di eventuali utenti che non volessero ricevere telefonate promozionali (fidandosi del soggetto che gli avrebbe "venduto" i dati).

Inoltre il Garante ha accertato che non solo l'informativa fornita agli utenti che si prenotavano on-line risultava incompleta e poco chiara, ma che il riscontro dato al telefono ai pazienti che chiedevo informazioni sull'origine dei dati era del tutto vago e non veritiero.

Le conseguenze del provvedimento sono state il blocco immediato della Banca dati, l'obbligo di adottare idonee misure tecnologiche per consentire agli utenti del sito di manifestare liberamente il proprio consenso e l'obbligo di riformulare il modello di informativa (indicando chiaramente l'ambito di circolazione dei dati e il soggetto cui indirizzare le istanze per l'esercizio dei diritti) e possibile sanzione in via di definizione.

"La domanda che mi sorge spontanea -si chiede provocatoriamente l'avvocato Stefanelli- è: ma i responsabili delle società erano consapevoli che il loro comportamento non era conforme (e hanno comunque deciso di andare avanti), oppure la sensibilità per il dato è così poco diffusa che non vi era neppure consapevolezza di quanto si stava facendo? La prima è una scelta imprenditoriale, discutibile ma libera. La seconda è molto più grave perché evidenzia che, alle soglie dell'applicazione (assolutamente impattante) del nuovo Reg 679/2016 (nel maggio 2018), gli operatori del settore si muovono senza conoscere le regole del gioco".

Avvocato che ricorda come la vicenda possa essere utile anche per ricordare ai singoli professionisti la necessità di trattare i dati dei propri pazienti con più attenzione e che "forse è tempo di capire che in tema di rispetto della privacy la società, ed i pazienti, sono cambiati".


Nor.Mac.

Sull'argomento leggi anche:

9 Maggio 2016: L'odontoiatria 2.0 e la tutela dei dati sensibili. Queste le cose da sapere e da fare

A questo link il provvedimento del Garante della Privacy

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