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06 Aprile 2018

La Cassazione dà ragione ad un odontoiatra che chiedeva il rimborso IRAP

I consigli del commercialista su come intervenire sulla questione

Nor. Mac.

Da sempre la questione IRAP “si” IRAP “no” per i professionisti, ed in particolare per i dentisti, è dibattuta ed oggetto di contenziosi legali.   Ultima in ordine cronologico la sentenza della Cassazione (n. 8189/18) che dà ragione ad un odontoiatra che aveva presentato ricorso contro il versamento dell’Imposta Regionale sulle Attività Produttive. Il nodo della tassa è quella dell’autonoma organizzazione, ovvero se lo studio “produce reddito” anche in assenza del professionista. Nel giudizio di merito vengono considerati i collaboratori continuativi e se nello studio ci sono beni strumentali che non eccedano da quelli indispensabili, ma per lo studio odontoiatrico stabilire questo è sempre molto difficile.  

Nella vicenda oggetto di ricorso alla Cassazione, a favore dell’odontoiatria, c’è il fatto che nei precedenti procedimenti non erano state considerati alcuni elementi, come ad esempio nello studio vi era un lavoratore dipendente non occasionale con mansioni di segreteria ed il fatto che l’odontoiatria avesse più di uno studio, elementi che la sentenza della Cassazione non può prendere in considerazione.  

La Cassazione, dando ragione all’odontoiatra, ricorda come “il presupposto dell'autonoma organizzazione ricorre quando il contribuente sia inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità nonché' quando impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile secondo l’uso comune, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell'impiego di un collaboratore che svolga mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”.  

“La questione dell’autonoma organizzazione è da sempre molto dibattuta ed è difficile dare delle indicazioni precise”, dica ad Odontoiatria33 Franco Merli (nella foto), consulente fiscale ANDI Genova che negli anni ha seguito con successo odontoiatri nel richiedere il rimborso Irap.  

“Il percorso che può portare ad ottenere il rimborso è lungo”, spiega il dott. Merli. “Si passa spesso attraverso due gradi di giudizio arrivando anche alla Cassazione. Nei casi che ho seguito con successo sono riuscito a fare applicare il principio che il libero professionista, anche se dotato di struttura e di dipendenti nello studio, non produce nessun reddito in sua assenza e quindi non esiste un’autonoma organizzazione che è il presupposto dell’IRAP”.

Il consiglio del dott. Merli è quello di pagare l’IRAP e nei 18 mesi successivi chiedere il rimborso, in questa maniera, in caso di parere negativo dopo tutti i gradi di giudizio, si evitano le pesanti sanzioni che verrebbero applicate sull’omesso versamento”.

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di Norberto Maccagno


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