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10 Marzo 2014

Assistente cementa un ponte, per la Cassazione è legittimo sospendere il dentista


Durante una visita ispettiva in uno studio odontoiatrico del milanese era stata colta sul fatto una assistente alla poltrona mentre ricermentava un ponte inferiore e toglieva un punto di sutura di una estrazione avvenuta qualche giorno prima.

Il medico si era giustificato sostenendo "che si sarebbe trattato di un singolo episodio, commesso da un soggetto che, forse pressato dal paziente, aveva esorbitato dalle proprie mansioni senza averne ricevuto autorizzazione da lui e quindi in modo imprevedibile".

L'Ordine di Milano, dove il titolare dello studio in cui si è svolto il fatto è iscritto, nel giugno 2011 l'aveva sospeso per tre mesi, sanzione confermata anche dalla CCEPS per aver tenuto "un comportamento negligente, consistito nella omissione di ogni cautela idonea ad evitare che prestazioni a lui riservate fossero svolte da suoi collaboratori, a ciò non abilitati".
Decisione impugnata dall'iscritto che si era rivolto alla Cassazione ritenendo che "la condotta della collaboratrice non sarebbe stata ricollegabile ad alcuna ipotesi di dolo o colpa grave del sanitario, attesa la sua eccezionalità".

Giudicando il comportamento dell'odontoiatra colposo la Cassazione non accoglie il ricorso dell'odontoiatra sottolineando nella sentenza che "sarebbe stato onere dell'odontoiatra di cui si tratta porre in essere quegli accorgimenti che la sua non continua presenza presso lo studio rendeva necessari per garantire che il personale operante presso la struttura non perpetrasse condotte abusive. In tale quadro, tra le prime misure da assumere vi era proprio quella di impedire interventi abusivi sui pazienti in assenza del sanitario".

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