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04 Novembre 2014

Paziente procura un danno fisico all'assistente durante un intervento. Per la Cassazione non ha nessuna responsabilità


Quante volte al giorno le ASO mettono a loro agio i pazienti, piccoli o grandi che siano, tenendogli la mano mentre il dentista cura una carie, esegue una estrazione, posiziona un impianto.
Un'attenzione sicuramente efficace per tranquillizzare il paziente ma che può rivelarsi pericolosa per l'assistente, almeno stando alla vicenda oggetto della sentenza della Cassazione numero 22523/2014.

Stando a quanto pubblicato l'assistente di uno studio odontoiatrico, durante un intervento di estrazione, aveva ricevuto dal paziente una stretta di mano molto energica che ha comportato, per l'ASO, problemi ortopedici con la riduzione della capacità lavorativa al punto da non poter continuare ad ottemperare alle sue mansioni, per questo dopo qualche tempo è stata licenziata da parte della dentista titolare dello studio.

L'assistente aveva intentato una causa nei confronti della paziente per lesioni chiedendo un risarcimento per i danni subiti.

La vicenda è finita nelle aule giudiziarie: nel primo grado di giudizio la paziente era stata giudicata non responsabile mentre nel successivo appello dell'ASO era stata condannata a risarcire l'assistente con 13mila euro.

Rivoltasi in Cassazione la paziente è stata ritenuta non colpevole in quanto, motiva la Suprema corte, nel processo d'appello, i giudici non avevano considerato che la paziente non era certamente calma e serena, stava subendo una estrazione ed era sotto anestesia. Per questo motivo i giudici avrebbero dovuto ritenere che la forte stretta di mano fosse stato un gesto imprevedibile in quanto la paziente non era nelle condizioni pisco fisiche per arrecare una danno volontario alla ASO.

Per i giudici della Cassazione "è il dentista che deve predisporre tutta quella serie di precauzioni che evitino incidenti del genere e più in generale possano prevenire gesti inconsulti dettati dall'estrema sofferenza".

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